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 l'origine del male

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Lion
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MessaggioTitolo: l'origine del male   Mar 16 Mar 2010 - 2:01


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LION.
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MessaggioTitolo: Re: l'origine del male   Mar 16 Mar 2010 - 15:46

tappo bocca

Andrò avanti poi a sentire questo interessantissimo "attore di teatro".....
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Sauro

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MessaggioTitolo: Re: l'origine del male   Mar 16 Mar 2010 - 17:58

Koprowsky era un bel volpino si... Quella del video é una bella teoria, molto coerente ma difficile da dimostrare e anche se fosse te l'immagini big pharma citata per danni da 40.000.000 di persone fra infettati e deceduti? Non l'ammetteranno mai altrimenti dovrebbero chiudere.

A parziale conferma della teoria OPV sull'origine dell'AIDS esiste un documento molto preoccupante e molto ignorato che identifica un nuovo gruppo a rischio HIV, i nati intorno alla metà degli anni '960.
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Sauro

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MessaggioTitolo: Re: l'origine del male   Mar 16 Mar 2010 - 18:24

Nuova categoria a rischio AIDS.
Correlazioni statistiche e storiche.
A cura di Diego Tomaselli, Consulente Informatico.
Scopo di questo studio è dimostrare l’esistenza di una categoria a rischio di AIDS finora rimasta sconosciuta, ma desumibile dallo studio approfondito delle statistiche distribuite dall’Istituto Superiore di Sanità. La scoperta in oggetto è stata effettuata analizzando in particolare il grafico rappresentato in Figura 3 (“Età mediana[1] alla diagnosi per xexxo e anno di diagnosi”) del documento “Aggiornamento dei casi di AIDS notificati in Italia al 31 dicembre 2003”[2] emesso a cura dell’Istituto Superiore di Sanità:



Il grafico rappresenta l’età alla quale più frequentemente si scopre di essere malati, e mostra l’andamento di questo dato nel tempo. Si nota immediatamente una marcata regolarità nell’aumento delle età mediane negli anni, nonché nel suo mantenersi equidistante tra maschi e femmine. Trattandosi di un calcolo basato non su “medie”, ma su “mediane” (oltretutto effettuato su un numero fortunatamente esiguo di malati)[3] l’esistenza di tale regolarità risulta particolarmente interessante; come vedremo, invece, negli anni statisticamente più rilevanti (cioè quelli col maggior numero di casi) tale regolarità risulta incredibilmente “perfetta”. Il grafico in esame riporta le età con solo i numeri pari (da 24 a 40 anni) mentre gli anni di diagnosi sono precisamente riportati. Per evidenziare più efficacemente i dati che hanno formato la base di questo studio, riportiamo invece gli stessi dati su scala esatta riferendola, per semplicità, ai soli uomini, che rappresentano comunque oltre i 3/4 di tutti i casi:[4]



Il grafico così modificato, non solo mostra più chiaramente l’andamento di tale regolarità, ma ne palesa immediatamente l’inclinazione quasi perfetta a 45° ed il suo svolgersi in una retta, anch’essa quasi perfetta. Questo fenomeno è particolarmente evidente nel periodo 1994 – 2000, comprendente gli anni in cui è stato rilevato il maggior numero di casi (1994 - 1996)[5] e che pertanto rappresenta, dal punto di vista statistico, quello più indicativo. Come si nota, in tutti questi anni, l’età alla quale ci si ammala di AIDS è salita quasi perfettamente (e in modo assolutamente perfetto nel periodo summenzionato) di un anno ogni anno. Potrebbe sembrare una semplice coincidenza, tuttavia se si considerano, anziché le età, i relativi anni di nascita, ci si rende immediatamente conto che, ad esempio:
- il gruppo di persone più colpito nel 1994 (e cioè gli uomini 33enni, secondo sempre lo stesso grafico) era composto dai nati nel 1961/60[6]
- il gruppo di persone più colpito nel 1995 (e cioè gli uomini 34enni) era composto dai nati nel 1961/60
- il gruppo di persone più colpito nel 1996 (e cioè i 35enni) era composto dai nati nel 1961/60
- il gruppo di persone più colpito nel 1997 (i 36enni) era composto dai nati nel 1961/60
- il gruppo di persone più colpito nel 1998 (37enni) era composto dai nati nel 1961/60
- il gruppo più colpito nel 1999 (38enni) era composto dai nati nel 1961/60
- il più colpito nel 2000 (39enni) era composto dai nati nel 1961/60
Gli altri anni differiscono di molto poco rispetto a quelli forniti come esempio, che comunque rappresentano il periodo statisticamente più importante, dato che ricomprende gli anni col maggior numero di casi. In altri termini, si può osservare che il range delle classi più colpite dall’AIDS è estremamente ristretto: il grafico fornito dall’Istituto Superiore di Sanità può essere ridisegnato sostituendo l’età anagrafica con il relativo anno di nascita,[7] palesando così, anche visivamente, la particolare predisposizione ad ammalarsi di alcune classi specifiche:



In particolare, si nota come, nel corso degli ultimi dieci anni (1994-2003), il gruppo più colpito sia sempre stato composto dai nati solo fra il 1960 ed il 1963, negli ultimi 13 dai nati fra il 1959 ed il 1963, negli ultimi 16 dai nati fra il 1958 ed il 1963. Nell’arco di quasi vent’anni di epidemia, fin da quando i casi erano meno di 500 l’anno, cioè sin dal 1985 (solo 198 casi)[8]
questo range si allarga a comprendere solo gli anni 1955-63.
Si potrebbe pensare che si tratti semplicemente di distorsioni dovute magari al fatto che in tali anni siano semplicemente nate più persone, per cui potrebbe essere possibile che i malati siano di più per il semplice fatto che esistono molte più persone nate in quegli anni.
Tuttavia, così non è: prendendo ad esempio il gruppo più colpito negli ultimi dieci anni (i nati tra il 1960 ed il 1963) esso conta 3.737.442 bambini, mentre negli anni successivi si assistette a periodi più prolifici:[9]
1961-1964: 3.843.370
1962-1965: 3.904.171
1963-1966: 3.946.854
1964-1967: 3.935.290
1965-1968: 3.849.342
1966-1969: 3.791.350
E negli anni precedenti i nuovi nati furono ancora meno: ad esempio nel periodo 1955-1958 furono meno di 3 milioni e mezzo. Inoltre tali conteggi non tengono conto della mortalità, che contribuirebbe ulteriormente ad aumentare la differenza tra i nati tra il 60 ed il 63 e quelli nati appena dopo, rendendo questo strano fenomeno ancora più inspiegabile.
Oppure si potrebbe pensare che la differenza con le altri classi di età sia comunque minima, e quindi tale predisposizione non sarebbe particolarmente significativa. In questo caso, si può utilizzare la tabella n. 6, fornita sempre nello stesso documento
dell’Istituto Superiore di Sanità:[10]



Per meglio comprendere le implicazioni di questi dati, è utile trasporli in grafici:[11]



Come si vede, apparentemente questi dati non sembrano sottendere alcuna logica precisa: alcuni gruppi dapprima salgono e poi scendono (30-34enni) altri invece scendono decisamente (25-29enni, scesi di oltre l’85% in dieci anni) altri ancora invece salgono vertiginosamente (35-39enni, saliti di oltre il 111% nello stesso periodo).
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Sauro

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MessaggioTitolo: Re: l'origine del male   Mar 16 Mar 2010 - 18:34

Ma anche in questo caso, è sufficiente sostituire alle età i relativi anni di nascita per rendersi conto di come invece esista una logica precisa, e di quanto questa logica discrimini i soggetti in base all’anno di nascita:



Come si nota, in tutti questi anni il gruppo più colpito (60-65) non è mai variato, e anzi è stato colpito in percentuali spesso più che doppie rispetto, ad esempio, al range immediatamente successivo (65-70) che addirittura racchiudeva un maggior numero di soggetti.[12]
Ecco spiegate quindi le repentine crescite in alcune fasce (35-39enni) e le altrettanto repentine decrescite (25-29enni): in realtà non vi è stata nessuna rivoluzione nei dati, perché i 25-29enni del 1990 (che erano i più colpiti) sono diventati i 30-34enni del 1995 (e sono quindi rimasti i più colpiti) e sono diventati i 35-39enni del 2001 (restando sempre i più colpiti).
A prescindere dalla causa di questa aberrazione statistica, la sua semplice esistenza obbliga a considerare che, per questi soggetti, sia intervenuto un qualche fattore esterno che ne ha determinato e ne determina l’ammalarsi. Probabilmente un qualche evento avvenuto durante i primi anni di vita. Se esistessero ragioni di tipo sociale o terapeutico, avremmo assistito allo stesso fenomeno anche in altre realtà, mentre possiamo osservare come, ad esempio negli USA,[13] la distribuzione dell’età dei più colpiti non abbia mai subito sostanziali modificazioni (quindi i relativi anni di nascita sono stati sempre diversi):



Ipotesi
A questo stadio delle ricerche, non è possibile stabilire quale sia l’evento accomunante i nati in quegli anni, tuttavia si possono formulare delle ipotesi basandosi su ulteriori coincidenze storiche; in particolare il periodo corrisponde perfettamente alle prime vaccinazioni antipolio (endovenose) che venivano coltivate su reni di scimmia, e che già in passato sono state oggetto di controverse ipotesi sull’origine dell’AIDS, formulate da alcuni ricercatori di fama mondiale, come William Hamilton (“uno dei più importanti biologi evoluzionisti contemporanei”)[14] e Edward Hooper (“il più quotato giornalista scientifico britannico”)[15] che avevano notato altre simili anomalie statistiche in Africa.
Ecco la sintesi della loro teoria presentata da Repubblica.it,[16] secondo la quale tutto nacque dalla contaminazione di un vaccino anti-polio: “In quegli anni, i vaccini contro la poliomielite erano coltivati quasi sempre su un substrato di cellule prelevate da reni di scimmia. Poiché il virus dell'AIDS non fu scoperto che 25 anni dopo, era impossibile individuarne la presenza in provetta così come era impossibile rilevarla negli animali, dato che gli scimpanzè colpiti dal SIV (il virus dell’immunodeficienza delle scimmie, da cui è derivato l’HIV)[17] spesso sono asintomatici. Inoltre, ed è forse l'elemento più significativo dell'ipotesi, esiste una fortissima correlazione tra le località in cui fu distribuito il CHAT (il vaccino anti-polio in questione) e quelle in cui sono stati registrati i primi casi di contagio di HIV-1: una coincidenza pari all'85%.”
Allo stato attuale, non è possibile ipotizzare se alcuni lotti utilizzati in Italia fossero contaminati dal SIV, ma per comprendere quale fosse l'attenzione riservata all’epoca alla purezza dei primi vaccini anti-polio, possiamo considerare che è invece assodata l’infezione, sempre per mezzo di vaccinazioni anti-polio coltivate su reni di scimmia, di centinaia di milioni di persone con un altro virus delle scimmie: "È noto dal 1960 che SV40 (Simian Virus n. 40) fu trasferito all'uomo mediante le vaccinazioni anti-polio eseguite su scala planetaria durante il periodo 1955-63”, afferma il professor Mauro Tognon, biologo e genetista dell'Università di Ferrara.[19] E ancora: “…pur essendo emersa la contaminazione nel 1961, per altri 2 anni i vaccini con SV40 continuarono a restare sul mercato e ad essere liberamente somministrati.”
A prescindere da quale sia il fattore accumunante i nati in quegli anni, sarebbe di fondamentale importanza riuscire a scoprirlo, per gli ovvii risvolti che ciò avrebbe sia per i malati ed i sieropositivi (eventuale individuazione di un nuovo cofattore da contrastare) sia su coloro che non sanno di essere stati esposti al contagio (eventuale conferma di contaminazione da SIV di alcuni lotti di vaccino).

Seguono le opinioni di esperti che non sto a riportare.

Che ne dite???
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