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 Colite: una sindrome al femminile

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MessaggioTitolo: Colite: una sindrome al femminile   Mar 17 Nov 2009 - 11:38

Colite o colon irritabile un tempo, oggi sindrome dell'intestino irritabile o IBS. Il nome ha poca importanza. Soprattutto per chi ne soffre, quel 20% della popolazione italiana – in gran parte donne – ciclicamente preda di dolori addominali, crisi di diarrea o stipsi, gonfiore... Un problema così "multisintomatico", da essere spesso confuso con altre malattie. E così fastidioso da minare la qualità di vita sia per il suo andamento cronico, sia per il fatto che non ha un'origine precisa: chiama in causa i più svariati fattori, tipici di tutte le società del benessere - dieta, stress, vita sedentaria, stati d'ansia - ma anche gli ormoni e il sistema nervoso. Una questione di testa e di intestino, insomma. Come stabilire il confine preciso tra corpo e mente? Un difficoltà che si riflette sulle cure, limitate a tenere sotto controllo i sintomi. Almeno fino a oggi.
Con la consulenza del professor Fabio Pace, gastroenterologo all'Ospedale Polo Universitario "L. Sacco" di Milano

L'intestino? Secondo gli esperti che si sono riuniti di recente a Milano, è il vero tallone d'Achille di circa 1 italiano su 5. Ma sarebbe più corretto dire delle italiane, visto che i problemi gastro-intestinali spesso e volentieri si "tingono di rosa". La sindrome del colon irritabile non fa eccezione, con oltre il 70% delle sue vittime tra le fila del gentil sesso. Un dato di fatto che suscita un'immediata curiosità: perché quello che gli esperti definiscono il "secondo cervello" dell'organismo sembra essere più vulnerabile nelle donne in età fertile?
Perché colpisce di più le donne?
Il professor Pace identifica addirittura tre ipotesi per spiegare questa tendenza: «La prima ipotesi è biologica ed è legata alle fluttuazioni ormonali, che scandiscono l'intero periodo fertile femminile. La seconda ipotesi è culturale: la donna è tradizionalmente molto più attenta al suo stato di salute generale, va dal medico più spesso rispetto al maschio ed è maggiormente sensibile ai segnali inviati dal suo corpo. La terza è "caratteriale", cioè la donna sembra essere più vulnerabile allo stress psicofisico e ormai sappiamo bene quanto sia importante questa componente in buona parte disturbi intestinali funzionali». Immancabili ormoni: quando si parla di disturbi al femminile, c'è sempre il loro zampino. Ma cosa c'entrano con l'intestino? «L'alternanza di estrogeni e progesterone, che si verifica normalmente in ogni ciclo mestruale», spiega il professore Pace, «produce effetti di rallentamento o attivazione della motilità intestinale». E visto che questa sindrome ha come fattore scatenante un'alterazione o una regolazione imperfetta proprio della motilità intestinale, ecco che nelle donne sensibili una semplice fluttuazione ormonale basta a scatenare un attacco di IBS.
La malattia c'è, ma è "invisibile"
IBS, o sindrome dell'intestino irritabile: ma che cos'è esattamente quella che una volta veniva semplicemente chiamata colite, spastica o nervosa ? «Fa parte delle sindromi funzionali, cioè quelle che producono dei sintomi in mancanza di alterazioni organiche visibili e misurabili». Ciò vuol dire che qualunque esame si faccia, il suo esito sarà negativo. «E questo crea un problema, perché chi ne soffre spesso si sente accusare di essere un "malato immaginario". Ma immaginario non lo è affatto, così come sono molto "reali" i sintomi propri di questa sindrome. I principali? «Dolore o fastidio addominale e alterazioni dell'alvo, che provocano diarrea e stitichezza o alternanza fra le due, per almeno tre mesi nell?arco dei sei mesi che precedono la visita». Sintomi che sono caratteristici di molte altre malattie. Questo non ostacola la diagnosi? Non più di tanto: «Per fare la diagnosi basterebbe ascoltare il paziente, purtroppo però spesso è il paziente stesso a non fidarsi del medico: richiede esami su esami perché pensa di avere qualcosa di grave, ma visto che l'esito è sempre negativo, si convince che gli sono stati prescritti gli esami sbagliati». È quello che il professor Pace chiama il fenomeno del "dottor shopping": il malato va dal medico A, poi dal medico B, poi dal medico C... e non risolve nulla.
Un circolo vizioso da evitare
Non si risolve nulla nemmeno dando la colpa al cibo: «I pasti non fanno altro che "accendere" fisiologicamente il meccanismo della digestione, che può rappresentare il "grilletto" aspecifico che evoca i sintomi, puntualizza Pace, ma senza un ruolo specifico dei singoli alimenti . Certo gli esami servono per escludere altre patologie organiche, così come è innegabile l'importanza di un'alimentazione corretta – ricca di frutta e verdura – e del movimento fisico per salvaguardare il benessere intestinale. Ma non si può dimenticare il ruolo dello stress. «Parliamo di stress medico, quello che deriva dall'essere esposti a fattori psicofisici che sollecitano in misura eccessiva il corpo e la mente. Spesso, poi, l'IBS apre un circolo vizioso: il paziente sta male e non riceve spiegazioni o soluzioni, ovvio che sia sempre più stressato. Ma se trova un medico che riesce a fargli capire qual è il problema, ecco che lo stress si riduce e la possibilità di guarire aumenta».

a cura di
Alma Galeazzi

Fonte:http://donne.virgilio.it/benessere/salute-in-pratica/disturbi-patologie.html

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