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 Parliamo della chemioterapia

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MessaggioTitolo: Parliamo della chemioterapia   Ven 6 Nov 2009 - 23:35


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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Ven 6 Nov 2009 - 23:38

qui l'articolo per esteso:

Quando Usare la Chemioterapia? Mai se vuoi restare in vita.
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Diritto al Benessere

Salve a te,
Se hai amici o parenti che sono stati colpiti dal cancro,
perché non li aiuti a documentarsi e leggere i fatti sulla chemioterapia,
così da starne alla larga e vivere più a lungo?


Chemioterapia: le statistiche ufficiali di guarigione e di sopravvivenza
Tratto dal capitolo 2 del libro on-line del dr. Giuseppe Nacci
“Mille Piante per guarire dal Cancro senza Chemio”- maggio 2009
Trieste, 21 aprile 2009

Qualsiasi forma di Chemioterapia causa un grave danno alle condizioni fisiche di coloro che si espongono all’azione di questi ”farmaci cito-tossici” che entrano nel circolo sanguigno tramite iniezione e/o fleboclisi endovenosa (oppure per assorbimento indiretto dallo stomaco o dalla mucosa intestinale).
Questo tipo di trattamento è quindi diverso dalla Chirurgia o dalla Radio-Terapia, che concentrano invece i loro effetti su punti o aree specifici del corpo umano (terapie “mirate”).

Negli ospedali si fa ricorso alla Chemioterapia quando c’è la possibilità che le cellule tumorali possano essere presenti in altre zone dell’organismo oltre alla sede del tumore primario. Ma raramente la Chemioterapia garantisce un periodo di sopravvivenza di almeno 5 anni, indicato impropriamente come ”periodo di cura”.
La Chemioterapia, in genere, arresta temporaneamente l’anomala crescita cellulare, oppure può alleviare il dolore per qualche tempo, o allungare di poco il tempo di sopravvivenza.

Ciò vale anche nel caso di Chemioterapia a basso dosaggio somministrata per bocca: la somministrazione orale di queste pastiglie ha delle gravissime conseguenze, poiché il sistema immunitario a livello gastro-intestinale è il più sviluppato di tutti, dato il carico antigenico a cui l'organismo viene esposto: la superficie cutanea è infatti soltanto di 2 metri quadrati, la superficie polmonare è di 80 metri quadrati, mentre la superficie gastro-intestinale raggiunge i 300 metri quadrati.


Il sistema immunitario gastro-intestinale, essendo estremamente sviluppato, giustifica l'azione di molte vitamine date per via orale allo scopo d'indurre una immuno-stimolazione specifica o aspecifica verso particolari antigeni naturali presenti in alcune specie di piante (vedi cap.9), ma spiega anche la sua estrema vulnerabilità alla stessa chemioterapia, poichè questa conduce ad una graduale alterazione dei tessuti della mucosa intestinale (soprattutto del colon) a causa della morte dei linfociti presenti nei linfonodi mesenterici, nelle Placche di Peyer, nella Lamina propria.

Questa alterazione determina non solo la graduale alterazione della funzionalità del tessuto linfatico presente sulla mucosa intestinale, ma anche il graduale blocco delle strutture linfo-immunitarie poste a distanza, con loro successivo esaurimento funzionale.

Raramente si può parlare di” remissione”: ad esempio, nel 1986, sul British Medical Journal, Kearsley prendeva in considerazione il cancro in fase avanzato del polmone, dell’intestino, della mammella, della prostata, della testa e del collo, della vescica, quello endometriale e infine quello pancreatico, dimostrando già allora il sostanziale fallimento di questo approccio terapeutico, essendo la Chemioterapia curativa solo nel 6% dei casi su oltre 785.000 casi studiati, e nel 13% di tutti i casi di cancri (356.250) considerati “curabili [Kearsley J.H.: Cytotoxic chemotherapy for common adult malignancies: “the emperor’s new clothes” revisited, British Medical Journal, Vol. 293, 1986, pp.: 871-876 ALLEGATO 1 ].

Esistono circa 60-70 farmaci citotossici in commercio in tutto il mondo.
Alcuni di questi causano meno problemi di altri come: insonnia, spossatezza, diarrea, alopecia, stomatite, leucopenia, piastrinopenia, anemia, nausea, vomito…

Questi sono gli effetti collaterali immediati e conosciuti perchè visibilmente riscontrabili.
Ciò di cui raramente si parla sono gli effetti più gravi e più duraturi, le cui conseguenze deteriorano profondamente la vita del paziente e il decorso stesso della sua malattia, rendendo inutili persino le terapie basate sull’immuno-stimolazione dei linfociti Natural Killer, sull’attività apoptosica e detossificante di estratti di piante mediche.

Questi danni profondi e irreversibili, di cui raramente si discute, sono i seguenti:
1) grave riduzione, stabile e duratura, del numero di particolari tipi e sottotipi di globuli bianchi, indispensabili alla risposta immunitaria specifica contro il tumore.
2) mutazioni cellulari di tipo somatico, con comparsa di altri tumori secondari e/o metastasi
3) mutazioni cellulari di tipo germinale (testicoli oppure ovaie), con comparsa di sterilità, aborti o di bimbi malformati in quei casi di genitore sopravvissuto alla Chemioterapia e al Cancro.
4) accelerazione della crescita del tumore, anzichè una sua riduzione, con comparsa di resistenza crociata del tumore ad altri veleni (pompa glicoproteica di membrana).

La Chemioterapia è quindi controindicata in maniera assoluta in qualsiasi forma di associazione alla Immuno-Terapia.

La Chemioterapia è infatti gravemente depletoria soprattutto nei confronti dei linfociti, di cui è stata riconosciuta la buona capacità di identificazione e di distruzione di masse tumorali mediante Immuno-Terapia specifica anti-neoplastica.

Si può infatti affermare che saranno solo e soltanto le difese immunitarie del paziente stesso a risolvere la patologia neoplastica, portandolo così ad una completa guarigione dal Cancro.

La Chirurgia e la Radio-Terapia devono essere considerate soltanto come tecniche o metodiche d'appoggio capaci di eliminare una certa quota della massa tumorale primitiva e delle sue metastasi, fermo restando che nessuna di queste due componenti deve essere considerata causa di guarigione finale del paziente dal tumore: l'eventuale ed effettiva guarigione del paziente dal proprio tumore dipenderà solo e soltanto dalla capacità delle difese immunitarie di riconoscere e distruggere in maniera selettiva e radicale il tumore stesso.

L’Immuno-Terapia nega pertanto alla Chemioterapia qualsiasi valenza curativa e di guarigione nei confronti del tumore.
Da circa dieci anni si sta assistendo però alla commistione di Immuno-Terapia associata con Chemioterapia: nella fattispecie, impiegando Anticorpi Monoclonali prodotti per ingegneria genetica dalle Multinazionali Chemio-farmaceutiche in associazione con Chemioterapia…con risultati superiori alla semplice Chemioterapia. Ma va ribadito che Anticorpi Monoclonali usati da soli in tumori diffusi, senza Chemioterapia, ottengono in genere risultati superiori.

Ad esempio, nel 1999 venne addirittura dimostrato che Anticorpi Monoclonali (anti HM1.24), usati senza Chemioterapia, in animali affetti da Mieloma Multiplo, determinavano l’attivazione di una efficace risposta immunitaria globale contro il Mieloma Multiplo stesso (Maasaki, Blood, vol.93, No.11, June 1, 1999, pp. 3922-3930), e capaci di indurre, in animale, risposta immunitaria cito-tossica mediata da linfociti, con regressione completa di malattia, anche se presa in stato avanzato.

Si può pertanto affermare che è stato già dimostrato in letteratura medica il fallimento sostanziale della Chemioterapia per quasi tutte le forme tumorali: la Chemioterapia riduce la massa tumorale, sia pure al gravissimo prezzo di arrecare danni estesi a tutti gli organi e ai tessuti del paziente, determinando:
1) insufficienza midollare (con la conseguenza di infezioni e di caduta di difesa immunitaria contro il tumore stesso),
2) insufficienza epatica e renale,
3) possibile evoluzione in fibrosi polmonare con insufficienza respiratoria,
4) danni cardiaci e ai vasi ematici,
5) leucemie e cancri secondari in percentuale variabile.

In ogni caso, la ripresa neoplastica avviene quasi sempre, spesso caratterizzata da resistenza crociata delle cellule tumorali ad altri farmaci chemio-terapici, in cicli di Chemioterapia successiva di seconda o terza linea, fino ad essere definita alla fine, in termini del tutto inappropriati, "Chemioterapia di salvataggio": in realtà una Chemioterapia finale e distruttiva, eseguita con farmaci chemioterapici di vario tipo, che non riescono mai a salvare il paziente, né tanto meno a condurlo a guarigione effettiva…."

Nel 1975, il prof. Hardin Jones, dell’Università della California, dimostra per la prima volta, in uno studio su ampia scala durato 23 anni, che per gli ammalati di Cancro che si sono rifiutati di sottoporsi a Chirurgia, Radio-Terapia, e Chemioterapia, (comunque con alimentazione libera, senza diete particolari), la sopravvivenza media è di 3-4 volte più alta, rispetto a quelli che si sono sottoposti a trattamenti medici standard come Chirurgia, Radio-Terapia e Chemioterapia [Walter Last, “The Ecologist, vol. 28, No. 2, marzo/aprile 1998].

Tale constatazione è stata confermata, da allora, più volte nella letteratura medica, ad esempio per cancro della mammella dove la sopravvivenza media è di 12 anni e mezzo [The natural history of breast carcinoma in the elderly: implications for screening and treatment, Cancer 2004; 100(9), pp.:1807-1813, http://www.mednat.org/cancro/MORGAN_%20cancer_no_chemio.pdf ], mentre quelli che si sono sottoposti a trattamenti medici standard (Chirurgia, Radio-Terapia e Chemioterapia), sono morti in media entro 3 anni.

Ancora, nel 1990, il prof. Ulrich Abel, dell'’Università di Heidelberg affermava:”…sebbene i farmaci chemioterapici portino ad una “risposta”, cioè ad una diminuzione di massa del tumore, questa riduzione non produce un prolungamento della sopravvivenza del paziente; anzi, il cancro ritorna più aggressivo di prima, poiché la Chemio favorisce la crescita di ceppi tumorali resistenti. Inoltre la Chemio danneggia gravemente le difese dell’organismo, tra cui il sistema immunitario, spesso i reni e il fegato….”.
Secondo i dati presentati dal dott. Abel, i pazienti trattati con Chemioterapia hanno risultati significativamente minori, in termini di sopravvivenza, rispetto a pazienti trattati con la medicina convenzionale, raggruppati e confrontati per tipo e stadio di tumore.

Abel afferma: “…Un’analisi bilanciata e imparziale della letteratura medica mostra un indice di successi terapeutici quasi nullo nei trattamenti impiegati convenzionalmente per la cura delle forme avanzate dei tumori solidi”…[Chemothrapy of advanced epithelial cancer: a critical survey. HippokratesVerlag, Stuttgart, 1990; Healing Journal, No.1-2, Vol.7, 1990];
[U. Abel, Lancet, 10 agosto 1991]. www.macrolibrarsi.it/libro.php?lid=3231

Nel 1991, l’oncologo Albert Braverman scrive: “…nessun tipo di tumore solido che era considerato incurabile nel 1975 è curabile oggi. Molti oncologi raccomandano la Chemioterapia per praticamente qualsiasi forma di tumore, con aspettative che il sistematico fallimento non scoraggia…” [A. Braverman: Medical Oncology in the 90s, Lancet, 1991, vol. 337, pp. 901].

Nel 1996, così scriveva Edward G. Griffin su “World Without Cancer, dell’American Media Publication: ”….i nostri protocolli chemio più efficaci sono in realtà gravidi di rischi, di effetti collaterali e di problemi. Dopo che tutti i pazienti che abbiamo curato ne hanno pagato le conseguenze, solo un’esigua percentuale di essi viene ricompensata da un effimero periodo di regressione tumorale, generalmente parziale…”.

Quando la Chemioterapia è utile

La Chemioterapia è utile soltanto nel 1,5% (uno virgola cinque per cento) dei casi secondo una commissione OMS del 1980.
Secondo una rassegna di 1.500 pubblicazioni scientifiche effettuate dal prof. Jones dell’Università della California, tale percentuale di successo sale al 2%.

Molto più ottimista l’Istituto Gerson, che giunge a stimare una percentuale di successo (sopravvissuti a cinque anni dalla diagnosi) addirittura del 15%, con un fallimento sostanziale però dell’85% dei casi, fallimento che sale al 93% nel caso dei tumori dell’intestino, al 97% nel caso di tumore al fegato, al 99% di fallimento se tumore al pancreas (749, 750, 1360-1364) .

Ma secondo un recente studio australiano pubblicato nel 2004 [Morgan G.: The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5-year survival in adult malignancies, Clinical Oncol., 2004, 16, pp.: 549-560], che ha analizzato tutti gli studi clinici condotti in Australia e in America (USA), per ben 14 anni, cioè dal gennaio 1990 al gennaio 2004, è risultato invece che la Chemioterapia è efficace solo nel 2% dei casi.
Questi risultati, usciti dallo spoglio di un campione immenso e più che rappresentativo di circa 227.800 casi di tumore, sono a dir poco catastrofici. www.mednat.org/cancro/MORGAN.PDF

Validità dubbia delle statistiche ufficiali

Le statistiche ufficiali di riuscita del successo terapeutico delle terapie standard attuali non hanno alcun fondamento:

Moss R.: “Questioning chemotherapy: a critique of the use of toxic drugs in the treatment of cancer”, Equinox press, 1995, ISBN 188192525x
Anderson J.R.: Analysis and interpretation of the comparison of survival by treatment outcome variable in cancer clinical tirals, in: Cancer Treatment Rep., vol. 69, pp.: 1139-1144, 1985
Becker N.: Time trends in cancer mortality in the Federal Republic of Germany: progress against cancer?, in : Int. J. Cancer, vol. 43, pp.: 245-249, 1989
Berlin J.A.: An assessment of publication bias using a sample of published clinical trials, in: J.AM.Statistic Assoc., vol. 84, pp.: 381-392, 1989
Cohen M.H.: Prognostic factors may account for the increase survival of advanced ovarian cancer patients receiving high dose intensity chemotherapy, Abstract No. 614, in: Proc. Am. Soc. Clin. Oncol. Vol. 9, pag. 158, 1990
J.E.: Interpreting cancer survival rates, in : Science, vol. 195, pp.: 847-851, 1977
Hankey B.F.: Black/white differences in bladder cancer patient survival, in: J. Chron Dis., vol. 40, pp.: 65-73
Hughes M.D.: Stopping rules and estimation problems in clinical trials, in : Statist. In Med., vol. 7, pp.: 1231-1242.

Nel 1985, il prof. John Cairns dell’università di Havard pubblica una critica devastante su Scientific American: “…a parte rari tipi di leucemia, non è possibile rilevare alcun significativo cambiamento dell’incidenza di morti per cancro a seguito dell’uso su ampia scala della Chemioterapia. Non ci sono evidenze scientifiche che la Chemioterapia possa curare i vari tipi di cancro che oggi affliggono la società…”.

Nel 1987, 42 parlamentari del Congresso USA chiedono che si faccia chiarezza sulle terapie alternative che potrebbero essere usate per la cura del Cancro.
Tra le altre cose, viene fatto notare che neanche la Chirurgia è approvata come trattamento per il Cancro, poiché neanche uno studio con il tradizionale gruppo di controllo è stato mai effettuato per valutarne i risultati a lungo termine.
Neanche la Chemioterapia è approvata: è solo in fase sperimentale da ormai 50 anni.

In sostanza:
Buona “Incidenza di Risposta” vuol dire solo che il tumore si è soltanto ridotto di volume, ma non vuol dire che è stato debellato.
“Risposta”: vuol dire: diminuzione del volume della massa tumorale nota.
“Incidenza di Risposta”: percentuale di pazienti in cui si osserva, nei mesi successivi alla Chemioterapia, una diminuzione della massa tumorale nota.
“Durata di Risposta”: vuol dire quanto tempo dura tale riduzione di massa tumorale.
“Risposta Completa” massa tumorale non più rilevabile alle indagini diagnostiche.
“Risposta Parziale”: riduzione della massa tumorale del 50%

Gli studi ECRI (Emergency Care Research Institute) affermano che l’”Incidenza di Risposta”, cioè la riduzione di massa tumorale a seguito della Chemioterapia, non si correla affatto con il “Prolungamento della sopravvivenza della vita del paziente”.
“Remissione” non significa affatto “sopravvivere più a lungo”.

La letteratura medica inerente alla Chemioterapia non usa mai termini quali:
“guarigione” e “qualità della vita”.
Viceversa, nella letteratura medica su Chemioterapia Intensiva e Trapianto di Midollo Osseo per casi di cancro con metastasi, le statistiche pubblicate fanno spesso apparire i risultati come migliori di quanto lo siano in realtà.

Ad esempio, vengono esclusi dalle statistiche quei pazienti che muoiono a causa delle infezioni subentrate subito dopo il trapianto di midollo osseo, non attecchito, con fallimento quindi del trapianto.
Questi pazienti vengono definiti dai ricercatori con il termine di “decessi prematuri”.

Ad esempio, l’incidenza di decessi prematuri nelle donne con metastasi alla mammella è stata riportata in 31 studi pubblicati dal 1984 al 1994. La media era del 10% negli studi fatti dal 1992 al 1994. Viceversa sale al 17% considerando solo gli studi del 1994.
In altri casi, i pazienti morti per un’infezione non risultano morti per il cancro, e compaiono invece nel numero dei pazienti “guariti”.

Costo economico della Chemioterapia

Si ritiene che la Chemioterapia costi allo Stato italiano DIVERSI miliardi di Euro l’anno.

STATISTICHE UFFICIALI

Analizziamo adesso i tempi di sopravvivenza, dopo Chemioterapia, di vari tipi di tumori maligni (Astrocitomi di quarto grado, Cancri del Capo e del Collo, Cancro del Polmone a grandi e piccole cellule, Cancro della Mammella, Cancro dello Stomaco, Cancro del Pancreas, Cancro del Rene, Cancro della Prostata, Cancro dell’Ovaio, Cancro dell’Utero, Cancro del Colon-Retto, Leucemie mieloidi e linfatiche, acute e croniche, Mieloma Multiplo, Linfoma di Hodgkin/NON Hodgkin :

Tumori al cervello

La percentuale di sopravvivenza a 5 anni, dopo Chemioterapia, nel caso di astrocitomi di quarto grado (glioblastoma multiforme) è appena del 4-5%. [McLendon R: Cancer, 98 (Cool, pp.: 1745-1748, 2003 ALLEGATO 2 ]. In 30 anni, dice l’articolo scientifico, tale valore non è migliorato di un solo punto.

Carcinomi della regione testa/collo

Molti lavori dimostrano che la Chemioterapia post-operatoria non apporta alcun prolungamento della vita rispetto ai pazienti non trattati con Chemioterapia, comunque con alimentazione libera, senza diete particolari
[Stell P.M.: Br. J. Cancer, vol. 61, pp. 779-787, 1990 ALLEGATO 3] ;
[Chalmers T. in: De Vita: "Cancro, principi e pratica dell'oncologia", Lippincott and Co, Philadelphia , 4.a edizione, pp 235-241, 1993].

Altri lavori dimostrano, su un totale di 23 studi su Chemioterapia pre-operatoria e Chemioterapia post-operatoria, che non c’è alcuna differenza fra gruppi trattati e quelli non trattati (comunque con alimentazione libera, senza diete particolari).
[Tannock I.F.: J.Clin. Oncol., Vol. 6, pp.1337-1387, 1984];
[Clark J.R.: Seminars in Oncology, vol. 15, Suppl. 3, pp. 35-44, 1988];
[Dodion P.: Raven Press, New York, pp. 525-547, 1986];
[Choski A.J.: Seminars in Oncology, vol. 15, Suppl. 3, pp. 45-49, 1998];
[Schantz S.P. : in : De Vita V. "Cancro, principi e pratica dell'oncologia", Lippincott and Co, Philadelphia, 4 a. edizione, pp. 574-630, 1993];
[Jacobs C.: J. Clin. Oncol., vol. 8 pp. 838-847, 1990 ALLEGATO 4].

Infine, secondo un recente lavoro del 2004, che ha preso in considerazione oltre 7.500 pazienti, soltanto il 2,5% di loro erano ancora vivi dopo 5 anni dall’inizio della Chemio (Morgan G.: The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5-year survival in adult malignancies, Clinical Oncol., 2004, 16, pp.: 549-560 www.mednat.org/cancro/MORGAN.PDF )

Carcinoma del polmone a cellule non piccole

Per il carcinoma del polmone a cellule non piccole in stadio avanzato non esistono indicazioni di un evidente influsso sulla prognosi esercitato dalla sola Chemioterapia [Abel U.: Biomed and Pharmacother, vol. 46, 1992, aggiorn. 1995, pp. 439-452]. www.macrolibrarsi.it/libro.php?lid=3231

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Ultima modifica di Lion il Ven 6 Nov 2009 - 23:43, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Ven 6 Nov 2009 - 23:39

(parte seconda)

Nel caso del carcinoma bronchiale a cellule non piccole, vengono evidenziati in alcuni studi miglioramenti della sopravvivenza non significativi statisticamente, che sono così limitati che non giustificano l’impiego di terapie tossiche come da Chemio.
Ad esempio, non si evidenzia alcun vantaggio significativo tra Chemioterapia precoce aggressiva e Chemioterapia ritardata, essendole mediane di sopravvivenza di appena 193 giorni contro 175 giorni. [Lad T.E.: Immediate versus postponed combination chemotherapy (CAMP) for unresectable Non-Small Cell Lung Cancer: a randomized trial, Cancer Treatment Reports, Vol. 65, No.11-12, 1981 ALLEGATO 5].

Queste valutazioni sono condivise anche dagli autori di numerosi altri lavori:
[Bakowski M.T.: Cancer Treatments Reviews, vol.10, pp. 159-172, 1983, ALLEGATO 6];
[Mitrou P.S.: Atemw.-Lungenkrhk., vol. 12, pp. 544-549, 1986];
[Rankin E.M.: Slevin and Staquet, Studi randomizzati del cancro: un inventario critico per locazioni, Raven Press, New York, pp. 447-492, 1986];
[Liu R.J.: Seminars in Oncol., vol. 20, pp. 296-301, 1993];
[Hansen: J.Clin. Oncol., vol. 5, pp. 1711-1712, 1987];
[Browen M.: in: Rosenthal S.: "Supporto medico del paziente con cancro", W.B. Saunders Co, Philadelphia, pp. 200-215, 1987].

Anche in tempi recenti, le percentuali di sopravvivenza non cambiano: in un lavoro giapponese del 2002, su 41 pazienti, sottoposti a Chemioterapia con impiego di Radio-Terapia, la sopravvivenza a 3 anni è di 24% e a 5 anni è del 10% [Ikuo Semine: Phase II study of twice-daily high-dose thoracic radiotherapy alternating with Cisplatin and Vindesine for unresectable stage III Non-Small-Cell Lung Cancer : Japan Clinical Oncology Group Study 9306, Journal of Clinical Oncology, Vol. 20, No.3, 2002, pp.: 797-803].

In un altro lavoro successivo, sempre giapponese, del 2004, su 70 pazienti indagati, sottoposti a Chemioterapia e a Radio-Terapia, una Completa Risposta si evidenziò solo in 2 pazienti, con una percentuale di sopravvivenza, per tutti i pazienti, a 2 anni del 33% [Yukito Ichinose: Uracil/Tegafur plus Cisplatin with concurrent Radioterapy for locally advanced Non-Small-Cell Lung Cancer: a Multi-institutional Phase II Trial, Clinical Cancer Research, Vol. 10, 2004, pp.: 4369-4373].

In un lavoro olandese, del 2004, su 57 pazienti sottoposti a Chemioterapia da sola, senza Radio-Terapia, i risultati finali non cambiano: il 50% dei pazienti era ancora vivo dopo 4 mesi circa; la percentuale di sopravvissuti dopo un anno era però già scesa al 32% e nel dicembre del 2002, dopo 2 anni e mezzo dall’inizio della terapia, erano già tutti morti
[F.M. Wachters: Phase II Study of docetaxel and carboplatin as second-line treatment in NSCLC, Lung Cancer, 2004, Vol. 45, pp.255-262 ]

Carcinoma bronchiale a piccole cellule

George e altri, nel 1986 scrivevano:”…con solo modeste percentuali di remissione, incapacità a lungo termine di azione palliativa (contenimento dei sintomi di malattia), ed un modestissimo numero di sopravvissuti a 2-3 anni di distanza anche tra i pazienti presi negli stadi iniziali di malattia, nessun trattamento con Chemio può essere considerato standard per il carcinoma del polmone a piccole cellule [George TK, in : Cancer, vol. 58, pp. 1193-1198, 1986, ALLEGATO 7].

Nel decennio successivo, Klastersky (1995) fece un riassunto dei più importanti studi che erano stati eseguiti:“…recentemente, sono stati tentati numerosi diversi regimi chemioterapici, nella speranza di migliorare i risultati aumentando l’intensità della dose. Tutti questi sforzi, dal più estremo (Chemioterapia con trapianto di midollo osseo) al più semplice (raddoppiamento delle dosi), sono falliti. Nessun risultato significativo è stato ottenuto per aumento delle dosi chemioterapiche nel trattamento del carcinoma del polmone a piccole cellule, né per combinazione di singoli agenti…” [Klastersky J., in Seminars in Oncology, vol. 22, Suppl. 2, pp. 11-12, 1995].

Kokron (1982) osservava: …”nel gruppo di controllo non trattato con Chemioterapia (comunque con alimentazione libera, senza diete particolari, n.d.t.), evidenti vantaggi erano relativi alla qualità della vita a seguito dell’assenza degli effetti collaterali dei chemioterapici e della più breve durata della fase terminale della malattia…” [Kokron O., in : Onkologie , vol. 5, pp. 56-59, 1982].

Secondo un recente lavoro del 2004, che ha preso in considerazione circa 28.000 pazienti, (sia cancro a piccole cellule che cancro non a piccole cellule), solo il 2% di loro era ancora vivo dopo 5 anni dall’inizio della Chemio (Morgan G.: The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5-year survival in adult malignancies, Clinical Oncol., 2004, 16, pp.: 549-560 www.mednat.org/cancro/MORGAN.PDF ).

Cancro della mammella

La letteratura medica è piena di lavori che dimostrano la sostanziale inutilità della Chemioterapia nella cura del carcinoma mammario
[Chlebowski R.T.: A decade of breast cancer clinical investigation: results as reported in the program/proceedings of the American Society of Clinical Oncology, Journal of Clinical Oncology, Vol. 12, No.9, 1994, pp.: 1789-1795 ALLEGATO 8];

[A prospective randomized trial comparing Epirubicin monochemotherapy to two Fluorouracil, Cyclophosphamide, and Epirubicin regimens differing in Epirubicin dose in advanced breast cancer patients, Journal of Clinical Oncology, vol.9, No.2, 1991, pp.: 305-312 ALLEGATO 9];

[Hoogstraten B.: Combination chemotherapy and adriamycin in patients with advanced breast cancer, a Southwest Oncology Group Study, Cancer, 38, pp.. 13-20, 1976 ALLEGATO 10];

[Petru E.: No relevant influence on overall survival time in patients with metastatic breast cancer undergoing combination chemotherapy, J.Cancer Res.Clin.Oncol., 1988, No: 114, pp.: 183-185 ALLEGATO 11];

[Romero A: Vinorelbine as first-line Chemotherapy for metastatic breast Carcinoma, Journal of Clinical Oncology, Vol. 12, No.2, 1994, pp.:336-341];

[Walters R.S.: Arandomized trial of two dosage schedules of mitomycin C in advanced breast carcinoma, Cancer,1992, Vol. 69, No.2, pp.:476-481 ALLEGATO 12].

A fronte di tutto ciò, studi multicentrici di sperimentazioni cliniche su donne affette da cancro al seno, pubblicati nel 2003-2004, in merito agli esiti di combinazioni varie di Chemio-Terapie, riportano esiti totalmente inconcludenti: ad esempio con tempo libero di malattia di circa 5 mesi, e mediana di sopravvivenza di 15 mesi
[Fumoleau P.: Multicentre, phase II study evaluating capecitabine monotherapy in patients with anthracycline and taxane-pretreated metastatic breast cancer, Eur. J.Cancer, 2004; 40(4), pp:536-542 ALLEGATO 13],

oppure, nella cosiddetta “chemio di salvataggio”, con mediane di sopravvivenza libera di soli 8 mesi, con tempo medio di risposta di 4 mesi, e una progressione di malattia entro 5 mesi
[Full dose paclitaxel plus vinorelbine as salvage chemotherapy anthracycline-resistant advanced breast cancer: a phase II study, J.Chemother. 2003,15(6),pp.:607-612],

oppure, con tempi di sopravvivenza libera da progressione di malattia di 3 anni con mediana di sopravvivenza di circa 1 anno
[Humphreys: Phase II study of docetaxel in combination with epirubicin an protracted venous infusion 5-fluorouracil (ETF) in patients with recurrent or metastatic breast cancer. A Yorkshire breast cancer research group study, Br.J.Cancer, 2004, 90(11),pp.:2131-2134, ALLEGATO 14],

oppure con mediana di sopravvivenza di 2 anni [Capecitabine plus paclitaxel as front-line combination therapy for metastatic breast cancer: a multicenter phase II study, J.Clin.Oncol.2004,22(12),pp: 2321-2327],
oppure con sopravvivenza libera da progressione di malattia di 8-10 mesi, con mediana di sopravvivenza di 18-19 mesi
[Phase III study of intravenous vinorelbine in combination with epirubicin versus epirubicin alone in patients with advanced breast cancer: a Scandinavian Breast Group Trial, J.Clin.Oncol.2004, 22(12),pp.:2313-2320].

Infine, l’impiego “compassionevole” della Chemioterapia somministrata per bocca: “…An open-label, non randomized, compassionate-use study was carried…”[Oral capecitabine in anthracycline and taxane-pretreated advanced/metastatic breast cancer, Acta Oncol.,2004,43(2), pp.-189].

Secondo il dott. Ulich Abel, non vi è nessuna evidenza diretta che la Chemioterapia prolunghi la sopravvivenza; ciò è particolarmente degno di nota, poichè tutte le donne affette da tumore al seno vengono sottoposte a Chemio sia prima che dopo il trattamento chirurgico [Chemotherapy of advanced epithelian cancer, Healing Journal, No.1-2, Vol. 7, 1990, Gerson Institute. www.macrolibrarsi.it/libro.php?lid=3231 ]

Il dott. Nelson Erlick, direttore dell’ECRI (Emergency Care Research Institute), effettuò nel marzo 1996 un’approfondita analisi degli studi pubblicati dalla letteratura medica sul cancro della mammella fino all’anno 1994. Furono studiati 1.500 lavori scientifici.

Basandosi su tutti i dati disponibili, risultò che:
1). Nella fase iniziale della Chemioterapia c’è una “Incidenza di Risposta” più elevata con Chemioterapia Intensiva e Trapianto di Midollo Osseo che con la Chemioterapia standard. Cioè: la massa del tumore diminuisce (“Incidenza di Risposta”). Però la “Risposta” non dura a lungo e il cancro ricomincia successivamente a progredire.

2) La Chemioterapia standard offre alle pazienti con metastasi del cancro alla mammella un “Tempo di Risposta” più lungo (cioè il numero di mesi nel quale la diminuzione della massa tumorale dura più a lungo), e inoltre più pazienti sopravvivono per un anno rispetto a quelli trattati con Chemioterapia Intensiva e Trapianto di Midollo Osseo.

3) La ricerca scientifica su Chemioterapia Intensiva e Trapianto di Midollo Osseo non ha ancora identificato alcun sotto-gruppo della popolazione in cui tale trattamento può garantire un periodo di non-progressione del cancro che sia maggiore di quello dei gruppi di controllo.

Fino ad ora, la letteratura medica non ha mai affermato che la Chemioterapia Intensiva e Trapianto di Midollo Osseo possa comportare la guarigione da cancro della mammella.
La Chemioterapia Intensiva e Trapianto di Midollo Osseo comporta però un guadagno di circa 150-200 mila Euro-dollari per ogni trapianto di midollo osseo.

Senza considerare però l’elevata percentuale di decessi nei mesi successi al trapianto di midollo osseo, a causa di infezioni mortali da germi, sopravvenute nelle pazienti prive, in quel momento, di difese immunitarie adeguate, causa la pesante Chemioterapia effettuata e la mancanza di midollo osseo attivo, poiché non ancora attecchito, nonostante il trapianto effettuato nelle settimane precedenti.

Su questo fatto, è importante far rilevare che sul Wall Street Journal del 17 novembre 1994, in un articolo di copertina che descriveva la pressione politica esercitata sulle compagnie assicurative, affinché pagassero per i trapianti di midollo osseo in caso di tumore al seno di stadio avanzato, gli esperti fornivano anche qui rapporti totalmente negativi su questo tipo di approccio.

Sempre a proposito invece di tumori della mammella in fase iniziale, Phillip Day, nel suo celebre libro “Cancro: se vuoi la vita prepara la verità”, alle pagine 20 e 21 riporta l’incredibile testimonianza del Dott. Irwin Bross del Roswell Memorial Park Institute di New York, testimonianza che si riporta per intero:
“…Se si è una donna, alla quale è stato diagnosticato un tumore al seno in fase iniziale (cioè senza evidenza di metastasi), c’è un semplice dato scientifico che bisognerebbe conoscere. Quando un patologo diagnostica una lesione del tipo “tumore al seno in stadio iniziale”, più della metà delle volte il patologo sta commettendo un errore, ossia non si tratta realmente di tumore al seno. Quello che la maggioranza delle donne ha realmente, è un tumore che, visto al microscopio illuminato, somiglia al cancro per il patologo.

Esistono possibilità che tale tumore non abbia la capacità di metastatizzare…cosa che caratterizza il cancro vero e proprio. Il primo trial clinico controllato al mondo, riguardante le terapie coadiuvanti per il tumore al seno, fu condotto nel mio dipartimento. Il dott. Lesile Blumenson ed io facemmo una sorprendente scoperta: più della metà delle pazienti avevano un tumore, ma essi, all’apparenza, si presentavano piuttosto come lesioni benigne. La nostra scoperta non risultò popolare tra i medici professionisti.

Essi non avrebbero potuto mai sopportare di ammettere la verità scientifica perché, a quel tempo, la terapia consisteva nella mastectomia radicale. Ammettere la verità avrebbe potuto condurre le donne, che avevano perso una mammella a causa di una diagnosi scorretta, ad intraprendere azioni legali per imperizia. I medici del National Cancer Institute, furiosi, ci allontanarono dalla ricerca. Probabilmente riuscirono ad insabbiare le nostre scoperte e a bloccare nuove pubblicazioni.

Il tumore al seno e il cancro della prostata sono statisticamente gemelli: quando le funzioni dei due organi sessuali interessati diminuiscono, le cellule spesso divengono anormali e appaiono come cellule tumorali. Il Journal of the American Medical Association ha riferito di valori di sopravvivenza sorprendentemente alti in cancri della prostata non trattati, il che dimostra che 7 tumori su 8 NON erano cancri.
Non c’è quindi motivo per le donne di entrare in panico nel momento in cui sentono pronunciare la parola “cancro”. E’ il panico invece a renderle facili vittime….”

Infine, secondo un recente lavoro del 2004 (1340), che ha preso in considerazione oltre 42.000 pazienti, soltanto l’1,5% di loro erano ancora vive dopo 5 anni dall’inizio della Chemio (Morgan G.: The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5-year survival in adult malignancies, Clinical Oncol., 2004, 16, pp.: 549-560 www.mednat.org/cancro/MORGAN.PDF ).

Carcinoma dello stomaco

Kingston valutò l’efficacia dei chemioterapici rispetto a placebo (comunque con alimentazione libera, senza diete particolari), in pazienti con carcinoma gastrico inoperabile. Il gruppo di 95 pazienti sottoposti a Chemioterapia dimostrò di avere un tempo di sopravvivenza medio del tutto sovrapponibile a quello dei pazienti trattati con placebo [Kingston R.D.: Clinical Oncology, vol. 4, pp. 55-69, 1978].

L’unanime valutazione di molti altri autori è che la letteratura medica non evidenzia alcun prolungamento della vita attraverso la Chemioterapia, nel caso dei carcinomi dello stomaco:
[Moertel CG.: Cancer, vol. 36, pp. 675-682, 1975];
[Queiber W.: Onkologie, vol. 9, pp. 319-331, 1986];
[Hockey M.S.: Slevin and Staquet, Raven Press, New York, pp. 221-240, 1986];
[Mc Donald: Seminars in Oncology, vol. 15, Suppl. 3, pp. 42-49, 1988]

Dodici studi randomizzati, che hanno confrontato la Chemioterapia post-operatoria con pazienti di controllo (comunque con alimentazione libera, senza diete particolari), hanno dimostrato la sovrapposizione dei tempi di sopravvivenza :
[Alexander H.L. .in:DeVita: Cancro, principi e pratica dell'oncologia, Lippincott and Co., Philadelphia, 1993, 4.a ediz.];
[Kelsen D.: Seminars in Oncol., vol. 18, pp. 543-559, 1991];
[Hermans J.: J.Clin.Oncol. Vol. 11, pp. 1441-1447, 1993, ALLEGATO 15];
[Hallissey M.T.: The Lancet, vol. 343, pp. 1309-1312, 1994].

Negli ultimi 10 anni le cose non sono migliorate. Ad esempio, considerando un recente lavoro giapponese, del 2004, in cui sono stati presi in considerazione circa 500 pazienti, dal 1985 al 1997, la sopravvivenza fu dell’8% a 2 anni dall’inizio della terapia, e di appena il 2% a 5 anni dall’inizio della Chemio.
[Yoshida M.: Long-term survival and prognostic factors in patients with metastatic gastric cancers treated with chemotherapy in the Japan Clinical Oncology Group study, Jpn J. Clin. Oncol. 2004, 34, pp.: 654-9, FREE full text article at : jjco.oupjournals.org ].

In altri lavori recenti, le Risposte Complete riguardano sempre e comunque pochissimi casi; ad esempio, in un lavoro americano del 2005, in cui si prendono in considerazione 43 pazienti con cancro dello stomaco e dell’esofago, viene documentata una sola Risposta Completa e 5 Risposte Parziali, con sopravvivenza al 50% dopo circa 6 mesi, al 20% dopo 15 mesi, al 12% dopo 2 anni… [Enzinger PC. : A phase II trial of irinotecan in patients with previously untreated advanced esophageal and gastric adenocarcinoma, Dig. Dis. Sci. 2005, 50, pp.: 2218-2223].

In un altro lavoro del 2006, italiano, su 52 pazienti trattati, la metà era ancora viva dopo un anno dall’inizio della terapia, ma si erano registrati 3 soli casi di Risposta Completa e 15 casi di Risposta Parziale. Siamo in attesa di conoscere la percentuale di sopravvissuti a 2 e 5 anni
[Felici A.: Bi-weekly chemotherapy with cisplatin, epirubicin, folinic acid and 5-fluiorouracil continuous infusion plus g-csf in advanced gastric cancer: a multicentric phase II study, Cancer Chemother. Pharmacol., 2006, 57, pp.: 59-64].

Un altro lavoro, coreano, su 30 pazienti sottoposti a Chemio, si è avuta una sola Risposta Completa e 13 Risposte Parziali, con una mediana di sopravvivenza per tutti i pazienti di 11 mesi.
[Lee SH: Combination chemotherapy with epirubicin, docetaxel and cisplatin (EDP) in metastatic or recurrent, unresectable gastric cancer, Br. J. Cancer, 2004, 91, pp.: 18-22].

Sempre in un altro lavoro coreano, del 2005, 43 pazienti furono sottoposti a chemioterapia dal gennaio 2002 a novembre 2002: anche qui la lenta discesa della curva dei sopravvissuti è sovrapponibile a molti altri lavori: 40% circa di sopravvissuti a 9 mesi dall’inizio della terapia, 20% circa di sopravvissuti a 14 mesi dall’inizio della terapia, lieve stabilizzazione del numero di sopravvissuti a 20 mesi circa dall’inizio della terapia, con circa il 18% di sopravvissuti, successiva discesa a meno del 5% dei pazienti ancora vivi dopo 2 anni e mezzo dall’inizio della terapia
[Do-Youn: Docetaxel + 5-Fluorouracil + Cisplatin 3 day combination chemotherapy as a first-line treatment in patients with unresectable Gastric Cancer, Japanes Journal Clin. Oncol., 2005, 35, pp.: 380-385] .

In un altro lavoro, svizzero, del 2004, su 52 pazienti si ebbe una sola Risposta Completa con il 50% dei pazienti ancora vivi dopo 9 mesi, il 24% circa dopo 18 mesi, il 20% dopo 20 mesi, il 18% circa dopo 24-30 mesi, assestandosi intorno al 10% dopo 2 anni. Non riportate, da pubblicazioni successive dello stesso autore, le percentuali di sopravvivenza attuali, a 4 anni [Roth AD: 5-Fluorouracil as protracted continuous intravenous infusion can be added to full-dose docetaxel (Taxotere)-cisplatin in advanced gastric carcinoma: a phase I-II trial, Ann. Oncol. 2004, 15, pp.: 759-764, FREE full text article at : annonc.oupjournals.org].

In un altro lavoro coreano del 2002, su 35 pazienti sottoposti a Chemioterapia, dal 1999 al 2001, si ebbe una sola Risposta Completa e ben 19 Risposte Parziali; ma la percentuale di sopravvissuti ancora vivi dopo dieci mesi era già sceso del 50%, calando poi al 20% dopo 18 mesi. Non riportate, da pubblicazioni successive, le percentuali di sopravvivenza a 5 anni
[Eun Kyung Cho: Epirubicin, Cisplatin, and Protracted venous infusion of 5-Fluorouracil for advanced gastric carcinoma, Journal Korean Med. Sci., 2002, 17, pp.. 348-52].

Infine, secondo un recente lavoro del 2004, che ha preso in considerazione circa 5.000 pazienti con cancro allo stomaco, soltanto lo 0,7% di loro erano ancora vivi dopo 5 anni dall’inizio della Chemio. Viceversa, sempre nello stesso lavoro, su 2.500 pazienti con cancro dell’esofago, circa il 5% di loro erano ancora vivi dopo 5 anni dall’inizio della Chemio (Morgan G.: The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5-year survival in adult malignancies, Clinical Oncol., 2004, 16, pp.: 549-560 www.mednat.org/cancro/MORGAN.PDF ).

Conclusione

Paul Wintre mostra una visione più cruda dei fatti e spiega così la dinamica del sistema: “E’ improbabile che qualche medico interrompa consapevolmente una terapia oncologica per proteggere i suoi affari o la sua carriera. Ma ogni medico ha le sue idee in merito al miglior trattamento, sulla base di quanto ha appreso.

Tuttavia, le Multinazionali Chemio-farmaceutiche hanno un’influenza estremamente marcata su quanto viene insegnato ai medici. I medici hanno troppo da fare per approfondire le statistiche sui trattamenti del cancro, e danno per scontato che ciò che viene loro insegnato all’Università, o ciò che viene dimostrato nelle pagine delle riviste di aggiornamento, sia il miglior trattamento possibile, poiché scientificamente dimostrato.

Né possono permettersi il sospetto che tali trattamenti rappresentino la cosa migliore solo per le Multinazionali Chemio-farmaceutiche, che esercitano la loro influenza sulle “istituzioni culturali mediche di livello elevato”, a loro appartenenti …”
(Winter, Paul: the cancell Home page, http://www.best.com/handpen/Cancell/cancell.htm ).

Così, sostenendo la tesi che la Chemioterapia NON è curativa e che realmente ha scarsa efficacia sulle forme più diffuse di cancro, il dott. Martin F. Shapiro affermava sul Los Angeles Times, il 9 gennaio 1991: “…mentre alcuni oncologi informano i loro pazienti sulla mancanza di prove che la terapia abbia efficacia, altri potrebbero essere stati sviati da documenti scientifici che esprimono ottimismo senza garanzie sulla Chemioterapia.

Altri ancora sono sensibili agli incentivi economici. I medici possono guadagnare molto più denaro portando avanti pratiche di Chemioterapia di quanto possano apportando sollievo e conforto a pazienti in fin di vita e alle loro famiglie…”.

E il dott. Samuel Epstein, il 4 febbraio 1992, dichiara: “…esprimiamo la preoccupazione che il sistema generosamente finanziato per la lotta contro il cancro, il National Cancer Institute (NCI), l’American Cancer Society (ACS) e circa altri venti centri per il trattamento del cancro, abbiano sviato e confuso il pubblico e il Congresso (degli Stati Uniti) attraverso ripetute dichiarazioni in base alle quali si starebbe per vincere la guerra al cancro…”.

Di fronte alla Chemioterapia, l’autore del presente lavoro non può che rivendicare, per proprio contrario convincimento clinico, fondato su innumerevoli prove scientifiche, il diritto alla piena libertà di terapia e all’assoluta autonomia tecnica (art. 12 del Codice di Deontologia Medica), nella responsabile scelta e applicazione di presidi diagnostici e terapeutici ritenuti più idonei, richiamandosi a quanto soventemente espresso anche in letteratura giuridica, in particolare nel testo di Amedeo Santosuosso (Libertà di cura e libertà di terapia. La medicina tra razionalità scientifica e soggettività del malato, Il Pensiero Scientifico Editore, 1998, pagina 57), dove, a commento dell’articolo 19 del Codice di Deontologia Medica, si legge:

“…La libertà di valutazione del medico trova la sua norma di chiusura nell’articolo 19, intitolato “Rifiuto d’opera professionale”: secondo questo articolo, che riproduce sostanzialmente il testo del precedente Codice deontologico, il medico, qualora venga richiesto di interventi sanitari che contrastino con la sua Coscienza o con il suo Convincimento Clinico, può rifiutare la propria opera, a meno che questo atteggiamento non sia di grave e immediato nocumento al paziente…”

E’ degna di nota la particolare ampiezza e rigidità di questa norma. Essa consente infatti l’obiezione di coscienza non solo nei casi esplicitamente previsti dalla legge e secondo quelle procedure, ma a trecentosessanta gradi.
Inoltre essa autorizza il rifiuto di terapie anche per il solo convincimento clinico, pure quando non siano coinvolte questioni di coscienza. L’unico limite posto riguarda situazioni estreme, quelle cioè nelle quali il paziente riceva un nocumento grave e immediato.

Del resto, in favore dell’autonomia del medico nelle scelte terapeutiche, ancor più esplicitamente si esprime la Corte di Cassazione che, in una propria sentenza del 2001 (Sezione IV, sent. n. 301/2001), così argomenta:
“…è corretto valorizzare l’autonomia del medico nelle scelte terapeutiche, perché l’arte medica, mancando per sua natura di protocolli scientifici a base matematica, spesso prospetta diverse pratiche o soluzioni che l’esperienza ha dimostrato efficaci, da scegliere con attenta valutazione di una quantità di varianti che solo il medico può apprezzare; tale valore di libertà nelle scelte terapeutiche non può essere avventata né fondata su semplici esperienze personali.

Una volta effettuata la scelta, il medico deve restare vigile osservatore dell’evolversi della situazione, in modo da poter intervenire immediatamente in caso di urgenza, qualora capisca che la scelta fatta non era quella appropriata; quanto tutto ciò sia stato realizzato, il medico non può rispondere di un eventuale insuccesso; il giudice, per valutare la correttezza della scelta terapeutica operata dal medico e l’eventuale imperizia del suo operato, deve operare un giudizio “ex ante”, collocandosi cioè mentalmente nel momento in cui il medico viene chiamato a operare la scelta e considerando anche la consistenza scientifica di questa...”.

Tratto dal capitolo 2 del libro on-line del dr. Giuseppe Nacci “Mille Piante per guarire dal Cancro senza Chemio”- maggio 2009

http://www.naturaolistica.it/Files/1000_piante_cancro_Nacci.pdf
Fonte:http://www.newmediaexplorer.org/rinaldo_lampis/2009/04/30/quando_usare_la_chemioterapia_mai_se_vuoi_restare_in_vita.htm

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Lion


Ultima modifica di Lion il Ven 6 Nov 2009 - 23:44, modificato 1 volta
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Nata

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MessaggioTitolo: ESCOZUL-CHEMIOTERAPIA   Dom 19 Dic 2010 - 15:06

Con tutte le persone che frequentano questo forum, con tutti gli utenti che fanno parte di questo forum solo 80 hanno cliccato questo 3d.
Peccato!

Da quando mi sono iscritta, e ancora prima, mi sono accorta che molti scrivono solo sull´Escozul, le modalitá di assunzione, i PERICOLI che l´escozul potrebbe avere ecc.

Ma chi si é preso veramente il tempo e il coraggio di andare a vedere quali sono i pericoli che la chemio presenta?
Chi sa veramente cosa é la chemio?


Ma qui, tanti si fanno scrupoli per gli eventuali danni che l´escozul potrebbe provocare ma chi si preoccupa dei danni che la chemioterapia porta??
Effetti collaterali a lungo termine??



È possibile che con tutti gli scandali al giorno d´oggi, con medicine che vengono ritirate perché le persone muoiono a causa degli effetti collaterali, é possibile continuare a fidarsi ciecamente della chemioterapia e dei medici che non consigliano altro che quella terapia, denigrando tutte le altre terapie??

Io ci provo, spero che qualcuno si fará vivo, che leggerá, che magari risponderá.

Cenni sulla chemioterapia

Sulla chemioterapia si sa già tutto: Essa ha un'azione deleteria e devastante sull'intero organismo. La chemioterapia si regge su un assioma, anzi su un paradosso: "Ciò che fa venire il cancro, lo guarisce", guardi a che assurdità si è arrivati. Nella chemioterapia, la ciclofosfamide non è altro che un iprite chelata che viene introdotta nell'organismo, causa sui tessuti delle reazioni di Feulgen liberando quattro molecole di acido cloridrico. Quindi come si può pensare di curare il cancro con l'acido cloridrico ?

cioè l’iprite un gas vescicante questa sostanza e stata usata e forse viene ancora usata nelle costruzione di armamenti militari per la distruzione di massa (come si fa a curare delle malattie con farmaci del genere?)

Chim. e Farm. Mostarda azotata: denominazione generica di alcune sostanze vescicanti di formula analoga all'iprite (detto gas mostarda, per il suo odore simile alla senape), in cui lo zolfo è sostituito dall'azoto; perciò sono dette anche azotoipriti. (Arrestano la mitosi delle cellule e sono state sperimentate a lungo come agenti terapeutici nel trattamento delle neoplasie, specie nelle leucemie.)

Cenni storici: Sebbene sintetizzata nel 1854, le proprietà vescicanti della mostarda sulfurea non furono descritte se non nel 1887. Durante la prima guerra mondiale, l’attenzione medica si concentrò dapprima sull’azione vescicante che le mostarda sulfurea provocava a livello della cute, degli occhi e delle vie respiratorie.

Più avanti, però, ci si accorse che l’esposizione al composto provocava anche una grave intossicazione sistemica. Nel 1919 Krumbhaar e Krumbhaar fecero l’importante osservazione che l’avvelenamento da mostarda sulfurea era caratterizzato da leucopenia e, nei casi che giungevano all’autopsia, anche da aplasia del midollo osseo, dissoluzione del tessuto linfoide e ulcerazione del tratto gastrointestinale.
Nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale, furono eseguiti degli studi approfonditi sulle azioni biologiche e chimiche delle mostarde azotate.

La loro marcata azione citotossica sui tessuti linfatici spinsero Gilman, Goodman e T.F. Dougherty a studiare gli effetti delle mostarde azotate sui linfosarcomi trapiantati in topi e nel 1942 cominciarono i primi studi clinici.ciò diede l’inizio dell’era moderna della chemioterapia antineoplastica (Gilman, 1963. nelle fasi iniziali tutte le ricerche vennero svolte in segreto in osservanza delle restrizioni riguardanti l’uso di composti classificati come agenti da guerra chimica.

Alla fine della seconda guerra mondiale, però le mostarde azotate vennero derubricate e una rassegna generale venne presentate da Gilman e Philips (1946), Wheeler (1982) e di Ludlum e Tong (1985).

Sono state sintetizzate migliaia di varianti della struttura chimica di base delle mostarde azotate, ma solo pochi di questi composti si sono dimostrati più utili del composto d’origine in specifiche situazioni cliniche attualmente i principali tipi di alchilanti che vengono impiegati nella chemioterapia delle malattie neoplastiche sono cinque: (1) le mostarde azotate, (2) le etilenimine, (3) gli alchilsolfonati, (4) le nitrosouree e (5) i triazeni.

continua........
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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Dom 19 Dic 2010 - 17:16

Cara Nata è da mò che lo dico che la chemio è una terapia assassina eppure L'engram che è stato immesso nelle menti delle persone riesce a controllarle al punto da far credere che invece è l'unica terapia possibile, che porta risultati che il cancro lo stiamo sconfiggendo .Sono oltre trent'anni che i baroni della medicina che non sono altro che i lacchè del potere farmaceutico ,ed in ultima analisi, occulto , sbandierano risultati falsi di remissioni di malattie e organizzano vendite di azalee ed agrumi nelle piazze per farci credere che la solidarietà per la ricerca è cosa buona . Quando si capirà che non è questa la strada giusta ,che tutte le ricerche sono finanziate dalle case farmaceutiche multinazionali extra stra miliardarie che insieme ai banchieri detengono il controllo della finanza mondiale e che pubblicano solo i risultati che fan comodo a loro . E' normale immettere iprite nel sangue della povera gente che si affida a loro? E' un vescicante e c'è una legge per la tutela dei lavoratori del settore che stabilisce regole chiare di come devono essere maneggiati i composti chemioterapici perchè sono cancerogeni. I poteri occulti che ci controllano e ci danno per premio per farci contenti le veline , le notizie di cronaca nera che non ci servono ed ogni genere di giornalismo venduto perchè inutile mentre ci nascondono le verità.
Sono trentacinque anni che so queste cose e non vedo l'ora che termini questo scempio.
Quanti ricercatori seri ed amorevoli che non si sono curati di guadagnare sul prossimo come priorità delle proprie conoscenze sono stati ostacolati , radiati incarcerati ed anche uccisi dalla mafia del potere che si nasconde molto bene dietro l'apparenza del velo di maya , del potere piramidale dove chi sta alla base non sa quello che avviene sopra ed al secondo piano della piramide non sa quello che avviene al di sopra e così via fino ad arrivare alla regia che muove il tutto.
Fin dai primi del novecento avevano capito che tenere la gente ammalata e far credere loro di essere ammalati ( desease mongering ) e farli ammalare sempre più con dosi di vaccino , antibiotici e così via sarebbe stato il più grande businnes , e così è stato.
HO già scritto queste cose su questo forum ed ora ho deciso di cambiare la citazione : sotto il mio post apparirà un'altra frase, e non è una critica , qui non si giudica nessuno , è solo uno sfogo per dirvi SVEGLIATEVI , perchè poi non potrete più dire NON SAPEVO.
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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Dom 19 Dic 2010 - 20:27

Il cancro ieri e oggi
il video é corto, solo 9 minuti e 54 secondi del vostro tempo.
http://www.youtube.com/watch?v=_Dh22Ul6zuM&feature=player_embedded#!
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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Dom 19 Dic 2010 - 20:38

Chi si sottopone, e i familiari, alla chemioterapia dovrebbe sapere quali sono gli effetti collaterali di quello che viene iniettato
Il cancro uccide, ma non sempre a volte sono gli effetti collaterali che uccidono prima della malattia stessa!!

EFFETTI COLLATERALI CHEMIOTERAPICI
Antraciclinici: “Stomatite, alopecia e disturbi gastrointestinali sono comuni ma reversibili. La cardiomiopatia, un effetto collaterale caratteristico di questa classe di chemioterapici, può essere acuta (raramente grave) o cronica (mortalità nel 50 % dei casi). Tutti gli antraciclinici sono potenzialmente mutageni e cancerogeni”.

Procarbazina: “E’ cancerogena, mutagena e teratogena e il suo impiego è associato a un rischio del 5-10 % di leucemia acuta, che aumenta per i soggetti trattati anche con terapia radiante”.

I dati “grezzi” sono ancora più pesanti. Infine cito la conclusione a cui sono arrivati ricercatori del Dipartimento di genetica e di biologia molecolare dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma attraverso ricerche sperimentali.

Essi “confermano, infatti, che alcuni chemioterapici, quali la citosinarabinoside, il metotrexato, la vincristina ed il cisplatino4 , in particolari linee tumorali aumentano la resistenza alla morte cellulare (...)
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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Dom 19 Dic 2010 - 20:46

Caro Maurizio,
io sono guarita da cancro, non sottoponendomi alla chemioterapia che io chiamo pratica assassina.

Io ho avuto la possibilitá di guarire in primis perché non ho fatto la chemio e quindi non ho indebolito il mio organismo.

La paura mi ha accompagnata la maggior parte del tempo, ma era la stessa paura che i malati sotto chemio provano.

Io capisco che quando si ha il terrore di perdere la vita e qualcuno ti dice che forse te la puoi salvare, accetti.

Io spero solo che almeno una persona si chieda che cosa stá facendo, e se é vero tutto che viene raccontato sulla chemio.

Se ci sono persone disposte a prendere escozul, ci sono anche persone aperte, forse qualcuna ascolterá la piccola vocina che dice...
qui c´é qualcosa che non quadra!!!!
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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Dom 19 Dic 2010 - 22:58

L’impatto ambientale della CHEMIO sull’eco-sistema italiano: danni
genetici e tumori ?
Si stima che ogni anno, almeno in Italia, vengano sottoposti a CHEMIO-TERAPIA da 100.000 a 200.000 cittadini italiani.
Si possono elencare alcuni farmaci, costituiti da agenti alchilanti o da pro-farmaci che vengono trasformati in alchilanti, poi il gruppo dei complessi organici del Platino che possiedono la caratteristica, o la acquisiscono in vivo, di essere composti elettrofili altamente reattivi. Sei altri farmaci assumono in vivo la capacità di generare molecole reattive, come radicali liberi derivati dall’ossigeno:
1) Composto reattivo elettrofilo: Busulfan, Carboplatino, Carmustina, Clorambucil, Ciclofosfamide,
Dacarbazina, Dactinomicina, Ifosfamide, Lomustina, Mecloreatamina, Melfalan, Mitomicina, Procarbazina, Tiotepa.
2) Composto liberante ossigeno reattivo o radicali liberi dell’ossigeno: Amsacrina, Bleomicina, Daunorubicina, Doxorubicina, Idarubicina, Mitoxantrone…”.
Queste sostanze ancora attive, o i loro metaboliti, vengono poi espulsi dal paziente tramite sudore, vomito, urine e feci. Molti di questi pazienti (quasi tutti) purtroppo muoiono in seguito, a distanza di mesi o di qualche anno , e i loro corpi vengono quindi tumulati nei cimiteri, veri depositi di queste sostanze estremamente pericolose per il nostro eco-sistema.
Negli ultimi 30 anni, milioni di italiani sono deceduti per cancro, e quasi tutti sono stati sottoposti a pesanti cicli di CHEMIO prima di morire di tale malattia o per le complicanze della stessa CHEMIO.
Ci si chiede pertanto:
1) quale possa essere stato l’impatto ambientale della CHEMIO e dei suoi metaboliti sull’ecosistema italiano;
2) quale possa essere l’attuale percentuale di sostanze CHEMIO-attive presenti nelle acque dei fiumi e nei mari;
3) quale possa essere l’attuale carico di sostanze CHEMIO-attive presenti nella catena
alimentare: dalle piante irrigate con acque contaminate da CHEMIO, fino al pesce di fiume o di mare, e ai frutti di mare, questi ultimi veri accumulatori biologici di minerali CHEMIOtossici.
Com’è noto, il Platino è una delle sostanze più pericolose e più persistenti presenti nei residui dei metaboliti ancora attivi dei farmaci CHEMIO, ma molte altre sostanze usate per fare questi farmaci hanno periodi di emi-dimezzamento nell’ambiente molto prolungati nel tempo.
La pericolosità di questi “farmaci” è così alta, che persino i medici e gli infermieri che lavorano in reparti ospedalieri oncologici, devono essere protetti da questi veleni. Interessante è, in tal senso, il lavoro promosso dall’Istituto Superiore di Sanità “Esposizione Professionale a Chemioterapici Antiblastici : Rischi per la Riproduzione e Strategie per la Prevenzione”, del luglio 2002.
(Banca dati Sanitaria Farmaceutica, GioFil. File: ///C/Documenti/Blas0.htm[29/07/2002 11.49.34]
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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Lun 20 Dic 2010 - 15:12

Premetto: la mia domanda non vuole essere polemica!! e la domanda la rivolgo a Nata e Maurizio:
Siete medici?
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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Lun 20 Dic 2010 - 15:50

Su questo forum è probabile che ci siano dei laureati , ed anche dei medici ma non credo che vogliano dare informazioni su chi sono.
Penso che se qualcuno ha dei dubbi sulle pratiche mediche correnti deve avere l'intelligenza di informarsi a 360 gradi per formarsi un giudizio ed è quello che molti fanno al giorno d' oggi . Nei vari vantaggi prodotti dalla globalizzazione ce n'è uno che riteniamo sia il più importante e cioè il fatto che le informazioni e gli scambi sono facilmente accessibili da chiunque.
Poi come fare per discernere tra una informazione o l'altra tra una "verità" o la sua antitesi questo è spesso un fatto di sensibilità personale e di convincimenti etici.

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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Lun 20 Dic 2010 - 16:05

Scusa MAURIZIO ma non capisco la risposta.
SANDRA poneva una semplice domanda che le veniva certamente dal leggere i vs. interventi spesso tecnici.
Se siete medici perchè nascondersi? In fondo io non leggo il vs nome e cognome e quindi non conosco la vostra identità ma, per comprendere meglio la vs "verità" ho bisogno di capire con chi mi sto relazionando. Le vs opinioni per me potrebberò essere rilevanti se potessi capire chi si cela dietro al vs nick.
Aiutateci a capire...
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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Lun 20 Dic 2010 - 16:13

Cara Sandra, io non sono medico, mai avuto intenzione di divernirlo, meno che mai adesso.
Le mie poche conoscenze sono il risultato di molte ricerche durate mesi, qualcuno potrebbe anche dire che alcuni mesi di ricerca sono niente confronto alla "conoscenza" dei medici laureati, non sta a me giudicare quello che io so e quello che loro sanno
Io sono piú che soddisfatta del mio lavoro su me stessa, e del fatto che non mi sono inchinata davanti ai loro camici bianchi, sono mille felice di aver resistito alla paura che loro sanno incutere cosí bene.

No, non sono medico.

buona giornata

p.s.
se il mio modo di scrivere disturba alcuni utenti, li prego di rivolgersi all´amministratore, non é questo quello che mi piacerebbe raggiungere in questo forum.
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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Lun 20 Dic 2010 - 16:28

Cara NATA,
il tuo modo di scrivere non disturba alcuno e non lo può fare. In un forum ognuno può dire quello che crede e che vive purchè non offenda nessuno.... ...e tu questo non lo hai fatto.

La tua esperienza di vita per curare il tumore è importantissima è per noi che leggiamo può certamente servire per accrescere le nostre conoscenze fuori da quella che è la medicina tradizione che viviamo quotidianamente.

Continua così e, se puoi (vuoi) continua a colmare le nostre lacune.
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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Lun 20 Dic 2010 - 16:31

Nata ha scritto:
p.s.
se il mio modo di scrivere disturba alcuni utenti, li prego di rivolgersi all´amministratore, non é questo quello che mi piacerebbe raggiungere in questo forum.

in uno dei miei interventi cercavo di farti capire proprio questo Nata, cerchiamo di usare sempre il condizionale e soprattutto di non imporre il proprio pensiero, lo scambio deve arricchire, poi ognuno di noi trarrà i propri convincimenti, saluto tutti.

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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Lun 20 Dic 2010 - 18:42

Innanzitutto vogliamo ringraziare gli amministratori del forum che ci hanno dato la possibilità di intraprendere la terapia integrativa di Escozul che tanto ci stà aiutando e dando forza.

Voglio far notare che questo argomento Parliamo della chemioterapia è stato iniziato e sviluppato dai 2 ADMIN che sono Lion e Smith
Perchè è stato chiesto solo a Maurizio e a Nata se sono medici ? immagino che sia stata una semplice svista.
Poi Anche se dicessi che sono medico cosa cambierebbe ?
Le nostre argomentazioni quale autorità avrebbero sulle scelte terapeutiche che poi ognuno arbitrariamente ha la facoltà di intraprendere ?
Potremmo mai noi prenderci responsabilità alcuna sulle decisioni di scelta terapeutica altrui ?
Quello che possiamo dire è che molto più spesso di quello che si creda i medici sbagliano basta visionare le ricerche sul ( desease mongering ) l'apparato ad essi connesso sbaglia e sovente lo fa sulla pelle della gente , spesso senza che la gente faccia nulla per evitarlo. Ne abbiamo gravi esperienze dirette e queste cose accadono a tante persone ogni giorno .
Vi prego di comprendere che qui non c'è una posizione pregiudiziale nei confronti della medicina moderna o ufficiale che dir si voglia
Si vuole portare però una voce fuori dal coro di chi ha seguito e segue percorsi diversi ed ha preso coscienza che molti ricercatori onesti , e senza doppi fini sono stati osteggiati dal sistema oligarchico della politica e della corporazione medica.
Questo significa che se uno va al pronto soccorso con un grave problema di rischio della vita deve essere trattato con un'iniezione di antidolorifico o di adrenalina o comunque con farmaci di emergenza di sintesi e non con erbe o simili , ma la prevenzione e la cura delle malattie sono altra cosa e la nostra classe medica stà avendo sempre più conferme sulla validità delle antiche conoscenze e dell'interesse della gente di integrare la medicina naturale . Di seguito potete visionare un interessante filmato di come l'antica tecnica della moxibustione è entrata di diritto nella ostetricia dell'ospedale di Merate vicino Lecco dove io abito con la mia famiglia e questo è solo uno delle centinaia di esempi che si possono portare per dimostrare che fino ad ora si è voluto portare solo discredito sulla prevenzione e la scienza medica delle antiche discipline a favore delle lobbyes del farmaco . Prima di questa presa di coscienza da parte degli operatori dell'ospedale di Merate quante lesioni alla madre ed al feto sono state causate dalle manovre con il forcipe? Rendiamoci conto che questo è solo un esempio su migliaia di esempi diversi che le varie situazioni presentano , non posso farne tanti e comunque basta informarsi , al giorno di oggi questo è possibile !
Noi non intendiamo in alcun modo forzare le scelte altrui , ma crediamo di noi possa mettere il proprio tassello nel mosaico della solidarietà , della conoscenza e della evoluzione.
Sono certo che queste posizioni che sembrano un pò radicali desteranno stupore e forse anche disappunto in quelli che leggono ed a volte anche critiche astiose
Voglio che sia chiaro che qui non si chiedono applausi ne si vuole criticare alcuno , qui si stà lottando per la vita e per un 'umanità più responsabile
http://vimeo.com/8347684

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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Lun 20 Dic 2010 - 23:05

Alla base del "razionalismo critico" di Popper c'è il principio di "falsificabilità" che egli oppone a quello di «verificabilità» del neopositivismo viennese: nessuna teoria può essere fondata conclusivamente sull'esperienza (induzione), perché può sempre intervenire un dato osservativo che falsifica l'ipotesi scientifica. Ciò conduce, in ambito epistemologico, ad una concezione fallibilistica della ricerca scientifica e in ambito filosofico ad un nuovo criterio di demarcazione tra scienza e metafisica, per cui è scientifica un'asserzione suscettibile di "falsificazione" e metafisica un'asserzione che non lo è.
Ho iniziato con "paroloni" cosi da mettermi in linea con chi posta questo argomento ed anche x sdrammatizzare...:-)

I medici sbagliano lo so...purtroppo sulla pelle dei miei cari, ma quante cose buone fanno? certo le cose buone non fanno notizia ma guardiamo anche in questo le percentuali ...io sono fra quella percentuale di riuscita della chemio e x questo ringrazio l'oncologia di Parma che mi ha salvata la vita. Per questo penso non si debba demonizzare in toto l'uso della kemio, informarsi certo!!! è doveroso, lecito e consigliabile ma molte persone non lo sanno, o non lo possono, fare quindi non sempre
"La vera ignoranza non è l'assenza di conoscenza , ma il rifiuto di conoscere"
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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Lun 20 Dic 2010 - 23:29

sii fortunata te lo auguriAMO di tutto cuore
Per quanto riguarda la nostra esperienza , posso dire che la negligenza dei medici e degli addetti alla sanità che ha fatto prima metastasizzare il carcinoma di mia moglie perchè mia moglie ha continuato per mesi a dire che voleva essere visitata e la dr. di base non la visitava perchè diceva che gli esami andavano bene e quindi ci tranquillizzava mentre il tumore procedeva spedito e bastava guardarle il seno o inviarla dal senologo perchè se ne accorgesse immediatamente ed in secondo luogo , i sanitari dell'ospedale in cui ha avuto il ricovero 2 mesi fa , sbagliando per ben 2 volte la stessa manovra di svuotamento del recipiente di raccolta del liquido pleurico , le ha fatto collassare il polmone ed è stato un vero miracolo se siamo qui a raccontarlo . Ti ripeto che doveva già essere morta a causa loro e succedendo di notte quando io non c'ero avrebbero poi detto qualsiasi cosa pur di dire che era stato un semplice un arresto cardiorespiratorio . Comunque a parte l'indignazione ci stiamo chiedendo una cosa direi fondamentale che è questa: QUALCUNO CI SA DIRE SE L'AZIONE DELL'ESCOZUL VIENE VANIFICATA DALL'ASSUNZIONE DI CORTISONE??
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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Mar 21 Dic 2010 - 8:37

l'utilizzo dei chemioterapici non ha mai stessa risposta. Questo argomento non tratta l'esperienza coi medici oncologi, rimaniamo in tema. Qui possiamo e dobbiamo trovare le informazioni che molto spesso vengono sottaciute, i perchè dell'utilizzo della chemio talvolta in modo indiscriminato, i costi ( per chi??? ) e i profitti ( a chi???) ......

buona discussione a tutti.

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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Mar 21 Dic 2010 - 12:32

La nostra esperienza con la chemioterapia è di tre terapie prima dell'intervento .
La quarta chemioterapia, sempre prima dell'intervento che è avvenuto quasi 2 anni fa, mia moglie non l'ha voluta fare perchè, da che stava bene, si è ritrovata malata di chemio.
Ovviamente perchè è la chemioterapia che fa ammalare ancor prima del tumore.

La nostra scelta è stata poi appoggiata da un oncologo nonchè professore che tratta soprattutto di medicina biologica e che ci ha detto " Se la signora faceva la quarta chemio , l'incapsulamento che teneva il tumore al suo interno si sarebbe cotto e disgregato al punto da far espandere velocemente le cellule tumorali per tutto l'organismo . Questo è poi probabilmente successo ugualmente con l'intervento chirurgico di resezione del tumore con la cosiddetta " disseminazione neoplastica " Quindi tagliano , irradiano , avvelenano , a che pro. Se non si eliminano le cause del tumore che sono da ricercare spesso ancor prima della comparsa del medesimo , a che serve questo accanimento . No ci dicono per comodità loro che sono cellule impazzite e veniamo trattati da pazzi da dei pazzi . Questa è la sola verità . Quando poi chiedi la cura Di Bella quella te la devi pagare tu , quando chiedi infusioni di vitamina C quelle te le devi pagare tu . Spesso sento dire " ma la mia oncologa è tanto gentile " certo sono gentili perchè è il loro lavoro e non sanno che i danni irreversibili che causerà nel tempo ogni chemioterapia nessuno li riconoscerà come tali perchè tanto è il cancro che ha portato la persona alla morte . Voglio ricordare che i decessi per malattie iatrogene sono la terza causa di morte nei paesi cosiddetti civilizzati . A Big Pharma non gliene frega un niente se oggi per cause di intossicazione da farmaci moriranno adulti e bambini . Si perchè aprite bene occhi e orecchie , tanti bambini muoiono e si ammalano a causa di prescrizioni criminali vedi il ritalin http://www.youtube.com/watch?v=vLYNFykgI5A e vedi leucemie e danni da vaccini Vogliamo nominare tutti quei farmaci che dopo avere causato centinaia decessi e danni irreversibili con malformazioni , autismo sono stati poi modificati fatti sparire alla chetichella dal mercato ? Forse i miei post non sono stati letti bene , non sono un eversivo sono solo uno che voleva vederci chiaro e ci vuole tuttora vedere chiaro prima di mettermi nelle mani di gente che col sedere al caldo e senza nessuna ricerca personale alle spalle fa solo da prescrittore di ricette . Noi non deleghiamo la salute nostra nelle mani altrui e non ci serve tentare di convincere altri della bontà delle argomentazioni che adduciamo . E' già abbastanza difficile rimanere svegli e in salute in un mondo così altamente inquinato
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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Mar 21 Dic 2010 - 12:53

maurizio molti capiscono il tuo messaggio ma tanti ancora no e non sono consapevoli, speriamo che presto siano più quelli che avranno capacità possibilità di scegliere rispetto ad ora... a questo noi possiamo contribuire, informando quanto più possibile, e lo stiamo facendo.

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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Mar 21 Dic 2010 - 21:40

Intervengo "da medico" in questa interessante discussione, poichè ritengo che ognuno di noi ha la propria visione del mondo, e quindi ognuno ragionando con la propria testa assume la decisione migliore in un determinato contesto.
Per quella che è la mia esperienza professionale (in ambito medico sono Angiologo e mi occupo di malattie vascolari, in ambito alternativo sono Omeopata-Omotossicologo) posso dire di aver visto varie tipologie di pazienti: chi ha fatto chemio e non è sopravvissuto, chi l'ha fatta ed invece è guarito, chi non ha fatto chemio e non ce l'ha fatta, chi non ha fatto chemio e ce l'ha fatta. Non so darvi le percentuali, ma di una cosa sono sicuro: chi è sopravvissuto ad un cancro è perchè l'ha programmato nel suo cervello, tutto è possibile, ma quello che fa la differenza è CREDERE DI POTER GUARIRE, CONSIDERARE IL CANCRO COME UNA QUALSIASI MALATTIA, NON FARSI PRENDERE DAL PANICO, MA SOPRATTUTTO ESSERE CONSAPEVOLI DEL PERCHE' CI SI E' AMMALATI. Secondo la mia esperienza il cancro deriva da un conflitto (problema nell'ambiente) e la guarigione non è altro che trovare la soluzione a quel problema che ci ha fatto ammalare.
La cosa difficile è che quel "problema", il conflitto originario, è semplice da trovare se prendiamo in considerazione la medicina di Hamer, ma il difficile è trovare la soluzione, perchè la soluzione è individuale e obbliga ad un cambio del proprio atteggiamento nell'ambiente. Spesso non si vuole cambiare, è molto più semplice affidarci al luminare o al guru di turno che ci dia la medicina miracolosa per guarire. Il potere di autoguarigione del corpo umano è incredibile, il medico sostiene la guarigione intervenendo a livello organico, ma il paziente deve diventare autore della propria guarigione attraverso lo sviluppo di nuove capacità, che lo portino a cambiare le proprie credenze ed i propri valori, per arrivare ad una nuova visione per poter svolgere il proprio ruolo nella vita.
Per concludere, la malattia ci mette di fronte a quello che dobbiamo cambiare per far evolvere il nostro clan familiare: sopravvive chi ci riesce, per quelli che non ce la fanno, il compito passerà alle generazioni successive.
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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Mar 21 Dic 2010 - 23:54

Bravo Mauro sono d'accordo con te in tutto .

Ultimamente stò leggendo molto su roy martina e la sostanza è questa . La nostra mente ha capacità ai più ancora molto sconosciute , dobbiamo abituarci a far lavorare la mente .

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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Mer 22 Dic 2010 - 0:02

  • sandra parmigiani ha scritto:
    Premetto: la mia domanda non vuole essere polemica!! e la domanda la rivolgo a Nata e Maurizio:
    Siete medici?
    Cara Sandra, forse tu non intendevi fare polemica, ma la tua domanda era retorica e lo sapevi.
    Volevo prepare un´arringa a favore di medici che hanno perso tutto per aiutare le persone, a cominciare col perdere il diritto di esercitare la professione che piú amavano. E la amavano veramente, e avevano veramente rispettato il giuramento di Ippocrate, giuramento che al giorno d´oggi viene purtroppo accettato spesso, ma non sempre, come pro-forma.

    Volevo fare una lista di medici che hanno speso il loro tempo per trovare terapie che potessero aiutare a guarire, a sconfiggere questo male che sempre di piú uccide, ma Smith e Lion hanno cominciato questa discussione mettendo molto piú che nomi, hanno postati dati, dati ufficiali, non i miei o quelli di qualcun altro ma ufficiali.
    Che dire di piú? di leggere attentamente i post di Lion! oppure di aprire il link che Smith all´inizio di questo 3d ha postato.

    Io non sono medico se non di me stessa, e ho avuto la grande fortuna di essere stata appoggiata da un medico straordinario che mi ha detto sempre di fidarmi di me, un medico che piange quando gli muoiono i pazienti di cancro.

    Cosa intendevi con la tua domanda? che forse prima di scrivere nero su bianco che esistono altre terapie che funzionano dovrei infilarmi un camice bianco?
    Hanno le parole piú credibilitá se, chi le dice, indossa un camice bianco?

    La risposta di Mauro dovrebbe essere illuminante, molti mi chiedono cosa ho preso e come l´ho preso, ma non é solo un fattore materiale, pillole, polveri, flebo ecc. c´é molto di piú, per esempio
    Citazione :
    ma quello che fa la differenza è CREDERE DI POTER GUARIRE, CONSIDERARE IL CANCRO COME UNA QUALSIASI MALATTIA, NON FARSI PRENDERE DAL PANICO, MA SOPRATTUTTO ESSERE CONSAPEVOLI DEL PERCHE' CI SI E' AMMALATI.
    ma questa frase é a doppio taglio, é pericolosa:
    chiediamoci perché molti medici danno spesso queste diagnosi tremende, da 6 o max 9 mesi di vita se non si fa la chemio, il terrore che loro infondono é senza limiti, scoraggiano, tolgono la forza la volontá, é una sensazione terribile sentirsi dire - Lei ha sei, forse nove mesi di vita-
    io me lo sono sentita dire, e, ad essere diplomatici, posso dire che sono quasi morta all´istante! Ben fatto!
    E non sono ironica, se quel deficente non mi avesse detto la sua veritá in quel modo, se non mi avesse tolto tutte le speranze, io non avrei fatto quello che ho fatto, cioé decidere di provare il tutto per tutto, cosa avevo da perdere?

    Non mi sono fatta tanti scrupoli: forse la graviola, la vit. b 17 o altro mi fará male.... che male?
    io avevo un enorme tumore, piú di quello!?

    Tutto quello che ho fatto é stato provato, testato, da decine di medici nel mondo, che avevano anche cliniche che li appoggiavano all´inizio delle loro scoperte, cosa stavo rischiando? di morire? beh... capirai!
    l´artemisinina testata dal dott. Singh? era testata, funzionava, lo diceva un medico che poi ..... é scomparso.
    la graviola é stata testata per anni, ma non é possibile farci soldi quindi.... é diventata ufficialmente una favola per creduloni.
    l´aloe ... testata anche quella
    la vitamina C..... no comment
    il vischio é testato e ritestato da medici, in cliniche
    ci sono tanti modi per aiutare il corpo e io lo dovevo aiutare perché era allo stremo delle forze, e io ne avevo bisogno se volevo usare la mia testa.

    Cara Sandra, io non uso paroloni, a me piacerebbe che la gente mi capisse, che capisse quello che voglio trasmettere.
    Un paio di termini tecnici li conosco anch´io ma.......... ci faccio la birra con quelli.

    La chemioterapia é soldi! una villa, anche due, la porsche in garage, i miliardi della ricerca per scoprire la "molecola" della pompa protonica.......... ma per favore! Simoncini lo chiama bicarbonato e funziona anche quello.
    Ripeto, nessun 100 %, da nessuna parte, anche perché il corpo non é tutto, ma proprio per niente almeno per me, i nostri sentimenti, ció che proviamo in bene e in male, la forza e la debolezza, la paura e il coraggio.

    E di nuovo:
    se i medici vogliono veramente aiutare i malati............. lo facciano veramente!
    li appoggino nelle terapie, nelle loro scelte che loro stessi dovrebbero proporre: mio caro signore, esiste la chemio, le flebo di C, la graviola, il vischio, l´ipertermia, la meditazione, lo yoga ecc ecc, cosa vorrebbe fare?
    e invece no, dimmi Sandra, dimmi perché, forse tu lo sai meglio di me, aiutami a trovare questa risposta.

    per Mauro:
    il conflitto é stata la prima cosa che ho cercato di risolvere! e forse ci sono riuscita.

    A proposito, quasi quasi mi dimenticavo del dr. Hamer! quello non solo lo hanno radiato, ma anche buttato in galera, adesso é in "esilio" ma se si fa rivedere in Germania .... beh.... lo ficcano di nuovo in galera! forse perché anche lui parla male della chemio...... forse.





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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Mar 28 Dic 2010 - 12:13

Quello che gli oncologi pensano veramente della chemioterapia
Qualcuno si è mai chiesto se l'oncologo, in caso di bisogno, acconsentirebbe a farsi trattare con la chemioterapia?
Sorpresa!...
Contrariamente alle nostre supposizioni - e anche se i media si guardano bene dal divulgarlo - esiste una grande sfiducia tra gli oncologi riguardo la chemioterapia.
Da indagini e questionari si rileva che, ad esempio, tra gli oncologi americani 3 medici su 4 (il 75%) rifiuterebbero qualsiasi chemioterapia, a causa della sua inefficacia e dei suoi effetti devastanti per l'organismo umano.
"Se contraessi il cancro, non ricorrerei mai ad un certo standard per la cura di tale malattia.
I malati di cancro che stanno alla larga da questi centri hanno qualche possibilità di farcela".
Prof. George Mathe, "Scientific Medicine Stymied",
Medicines Nouvelles - Parigi, 1989.


http://www.newmediaexplorer.org/rinaldo_lampis/2005/08/22/quello_che_gli_oncologi_pensano_veramente_della_chemioterapia.htm

Io vorrei trovare un oncologo curato con la chemio.
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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Gio 6 Gen 2011 - 0:55

Sto' solo cercando di capire e ringrazio tutti quelli che hanno sicuramente occupato molto del loro tempo a scrivere dati sulla chemio. Contrariamente a quanto si dice non e' cosi' semplice informarsi a 360 gradi, le decisioni sono difficili per il malato ma anche per chi, amandolo, e' dilaniato dal dubbio di spingerlo dalla parte sbagliata. Penso che chi e' approdato qui abbia avuto esperienza diretta con il cancro e con le sue possibili cure: chemio? mi dicono che se non la fa' e' morte certa! mi dicono che se la fa' lo uccide! mi dicono che ci sono alternative; quali? funzionano? si? no? e la notte non si dorme piu'. Ti danno 3 fogli di consenso informato per cautelarsi e via! Leggeteli..............altro che credere di poter guarire e considerare il cancro came una malattia qualsiasi ed essere positivo bastano ed avanzano a farti passare la speranza. Siamo andati a Cuba, solo a stare a contatto con quelle persone sentivamo che tutto era possibile, se lo sara' lo saprete. Una domanda veramente senza polemica a Sandra Parmigiani, premesso che se ce la ha fatta (con o senza chemio) sono molto felice per lei: Come mai come figura di presentazione hai due boccettini di TRJ-C30? un abbraccio a tutti
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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Gio 6 Gen 2011 - 12:55

....altro che credere di poter guarire e considerare il cancro came una malattia qualsiasi ed essere positivo bastano ed avanzano a farti passare la speranza...
Tu hai ragione, tutto quello che dici è vero, però nel citare il mio pezzo ti sei dimenticata la parte più importante: SOPRATTUTTO ESSERE CONSAPEVOLI DEL PERCHE' CI SI E' AMMALATI, è questa la parte più difficile da comprendere , perchè si pensa che la malattia dipenda solo da fattori esterni e quindi occorra un qualcosa dall'esterno (farmaci, rimedi naturali, ecc.) che possa guarire la malattia.
Purtroppo non è così, i farmaci chimici o naturali possono sicuramente dare una mano, ma la guarigione non avviene se non si comprende il perchè ci si è ammalati e non si cambia l'atteggiamento...Hamer nel suo trattato lo spiega molto bene, ma capisco che chi è ammalato fa fatica a credere a tutto questo....ognuno con il proprio pensiero crea la propria realtà.
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sandra parmigiani

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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Gio 6 Gen 2011 - 14:39

chicca51 ha scritto:
...... Una domanda veramente senza polemica a Sandra Parmigiani, premesso che se ce la ha fatta (con o senza chemio) sono molto felice per lei: Come mai come figura di presentazione hai due boccettini di TRJ-C30? un abbraccio a tutti
Ciao ho messo i boccettini che ho ritirato a Cuba perchè la mia faccia potrebbe spaventare i bambini!! spanzarsi
Cmq no non ce l'ho ancora fatta.....purtroppo. Stò lottando da 4 anni nel 2006 a marzo mi è stato diagnosticato tumori (erano + di uno!!) al seno con metastasi al fegato (+ del 60% intaccato) e ai polmoni. Mi hanno fatto 6 cicli di kemio ed ho avuto un ottima risposta positiva, ho continuato con le cure ormonali, nel 2009 mi hanno operata, mastectomia totale con svuotamento ascellare, nel giugno 2010 si sono ripresentate le metastasi al fegato e sono tutt'ora sotto kemio devo fare l'ultimo ciclo lunedi prox. Io continuo con le cure di protocollo della medicina ufficiale . Ritengo che le kemio di oggi siano molto più sicure e mirate, le statistiche che vengono citate qui nel forum sono tutte relative a più di 10 anni fa e da allora sono state fatte ricerche e studi per renderle più sicure.
Dal 3-12 sto facendo anche ESCOZUL + NONI al momento non so dire se ne ho ricevuto beneficio perchè è un pò presto per dirlo, farò le analisi a metà mese.....incrociando le dita, sono sicura (?) che andrà tutto bene.
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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Gio 6 Gen 2011 - 14:52

Hanno consigliato (si fa per dire) a mio marito di farsi 3 cicli di Irinotecano + Capecitabina ogni 21 giorni per tre cicli e poi affrontare una operazione su due polmoni contemporaneamente. Ha da poco finito l'ultimo ciclo di sola Capecitabina + Escozul + Vimang, Adesso anche se la malattia non si e' fermata sta bene, mangia ed esce , ma ad Agosto ha rischiato di morire a causa della flebo di Oxaliplatino tollerata altre volte. A causa di tutto cio' il morale non e' proprio alle stelle ed anche la capacita' di guardarsi dentro così necessaria per la guarigione e' per lo meno appannata. Comunque conosco Hamer, so esattamente il motivo della malattia di mio marito data ed ora compresi, ma purtroppo gestire il cervello ed i suoi meccanismi e' altrettanto difficile.................Ho letto in questo momento il messaggio di Sandra, non sapevo che quelle statistiche fossero così vecchie, e un sollievo anche se piccolo. Ti faccio tutti gli auguri del mondo per la tua guarigione, io ho fede anche per te. Non conosco il NONI, cos'e'? Un abbraccio a tutti.
bacio
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sandra parmigiani

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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   Gio 6 Gen 2011 - 15:11

Il NONI è una pianta originaria della Polinesia ma da tempo diffusa anche a Cuba:
Alcune proprietà specifiche del NONI
La Noni è stata ed è tuttora una pianta molto richiesta e utilizzata dalla medicina tradizionale polinesiana per curare innumerevoli disturbi: ipertensione, dolori, cefalee debilitanti, mialgie, dolori articolari e dolori scheletrici, infezioni batteriche e virali (raffreddori, influenza, sinusite), fratture ossee e distorsioni, ferite cutanee profonde, contusioni, irregolarità mestruali, cardiovasculopatie come l’aterosclerosi, tumori, ulcere gastriche, depressione, sindrome da affaticamento cronico, senilità, problemi digestivi ed asma.
Alla Labiofam lo vendono in compresse contenenti il prodotto liofilizzato del frutto.
Volevo mettere la foto....ma non sono capace!!! Crying or Very sad
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MessaggioTitolo: Re: Parliamo della chemioterapia   

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Parliamo della chemioterapia
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