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 Il ferro

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MessaggioTitolo: Il ferro   Lun 2 Nov 2009 - 17:10

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Il ferro è forse il microalimento più conosciuto e discusso perché entra nel ciclo di formazione dei globuli rossi (in parole povere è in relazione al sangue). L'errore più comune che si commette è proprio quello di associare il ferro all'anemia, cioè a quella malattia del sangue caratterizzata da grave scarsità di globuli rossi o di emoglobina o di entrambi. In realtà esistono moltissime forme di anemia e quindi anche moltissime cause. La cosa fondamentale è sapere che

molte anemie non sono dovute a carenza di ferro; quelle che lo sono vengono denominate sideropeniche.La chimica - Il ferro è un elemento chimico, simbolo Fe, appartenente all'VIII gruppo del sistema periodico degli elementi. Numero e peso atomico del ferro sono 26 e 56. È un metallo pesante (peso specifico 7,8 g/cm3), di colore bianco argenteo. Rappresenta circa il 5% in peso della crosta terrestre, in quanto è presente in quasi tutti i minerali o rocce. Il ferro è il quarto elemento, in abbondanza, della crosta terrestre dopo silicio, ossigeno e alluminio. È l'elemento predominante del nucleo terrestre (90%). I minerali più importanti da cui si estrae sono la magnetite, l'ematite, la limonite, la pirite e la siderite. Le caratteristiche del ferro sono duttilità e malleabilità. L'atomo del ferro ha grande affinità con ossigeno e acqua. Non si modifica in presenza di aria secca o a contatto con acqua purché priva di anidride carbonica, mentre dall'aria umida viene corroso profondamente trasformandosi in carbonato basico idrato, ossia in ruggine o ossido di ferro. Allo stato puro, il ferro esiste in quattro forme cristalline denominate ferro a, b, g, d e ha punto di fusione a 1535 °C. Le temperature di transizione da una forma cristallina all'altra sono a 780, 930 e 1.390 °C.
La biologia - Svolge un ruolo importante anche per gli organismi viventi, in quanto componente fondamentale della clorofilla e dell'emoglobina. La sideremia è la concentrazione del ferro nel sangue (da 60 a 160 mg/dl per l'uomo e da 20 a 140 mg/dl per la donna); ovviamente nell'anemia sideropenica si hanno valori inferiori. È importante capire bene qual è il ruolo del ferro (ed eventualmente dell'acido folico e della vitamina B12) nell'anemia per evitare di incorrere in grossolani errori. L'eritropoiesi (cioè la produzione dei globuli rossi) è regolata da una glicoproteina, l'eritropoietina, che è sensibile al livello di ipossia (carenza di ossigeno) dei tessuti; quando alcune cellule specializzate del rene rilevano una carenza di ossigeno, aumenta la secrezione di eritropoietina che a sua volta aumenta la divisione cellulare che dà origine a globuli rossi finiti e aumenta la sintesi dell'emoglobina. Per tale sintesi sono essenziali il ferro, l'acido folico e la vitamina B12. L'organismo contiene circa 4 g di ferro, di cui la metà nell'emoglobina. Un altro grammo è immagazzinato nei depositi del fegato, della milza e del midollo osseo sotto forma di emosiderina e di ferritina. È poi presente nella mioglobina e negli enzimi respiratori. Poiché la vita media dei globuli rossi è di circa centoventi giorni, circa 20 mg di ferro al giorno si rendono nuovamente disponibili a causa della distruzione dei globuli e servono per la produzione dei nuovi. Il meccanismo ha una perdita di circa 1-2 mg al giorno, quota che deve essere reintegrata con la dieta. L'organismo è in grado di assorbire dal 10 al 15% del ferro assunto con l'alimentazione; tale percentuale varia proprio in funzione della tipologia dei cibi e della modalità d'assunzione. Se è di origine vegetale solo il 2-10% viene assorbito, mentre se è di origine animale l'assorbimento può arrivare fino al 35%; ciò perché il ferro emoglobinico è assorbito molto più facilmente, soprattutto se viene assunto contemporaneamente a vitamina C (è per questo che il ferro di una bistecca innaffiata con gocce di limone è assorbito più facilmente di molti preparati farmacologici). Poiché si può stimare che 20 mg di ferro al giorno sono più che sufficienti per mantenere il bilancio del ferro in equilibrio, sembra che soltanto situazioni eccezionali (come allattamento o gravidanza) giustifichino l'integrazione con ferro. Le uniche due eccezioni sono rappresentate dai vegetariani e dalle donne durante le mestruazioni. I primi perché hanno difficoltà d'assorbimento del ferro di origine vegetale e le seconde perché perdono circa 25 mg di ferro (in realtà da 5 a 50): in questo caso un'integrazione con 250 mg al giorno di ferro durante il periodo mestruale può essere giustificata.
Gli alimenti più ricchi di ferro sono le carni rosse, il tuorlo d'uovo e poi (con i limiti d'assorbimento citati) il pane integrale, la verdura, le carote e la frutta.
Esiste un'anemia da sport? - Possiamo sintetizzare gli studi fin qui svolti dicendo che:
a) la corsa produce microtraumi che provocano la morte dei globuli rossi, nonché piccole emorragie locali (sanguinamento gastrico o intestinale che produce perdite di ferro tramite le feci);
b) la concentrazione di emoglobina e di ematocrito negli atleti è leggermente inferiore alla media; ciò però avviene contemporaneamente a un aumento del volume plasmatico che potrebbe giustificare il calo di concentrazione, visto che il numero dei globuli rossi resta costante.
In realtà i due punti sopraccitati non fanno propendere per l'esistenza di un'anemia da sport così frequente come si pensa in quanto l'anemia si presenta spesso in atleti con valori di sideremia (il ferro circolante), di transferrina (la proteina che cede il ferro assorbito ai futuri globuli rossi) e di ferritina (il ferro in deposito) perfettamente normali. Non si capirebbe pertanto perché l'organismo, avendo bisogno di ferro, non usi quello che ha a disposizione. Inoltre è stato dimostrato che

in condizioni alimentari normali un'integrazione con ferro non aumenta né l'emoglobina, né l'ematocrito, né le scorte di ferro.Poiché carenze di acido folico e di vitamina B12 sono molto rare e spesso devono considerarsi vere e proprie malattie, ben si comprende come il più delle volte è inutile somministrare ferro, vitamina B12 e acido folico in atleti con quadri al limite dell'anemia, ma con i valori ematici relativi al ferro nella norma. Un discorso a parte invece si deve fare per quegli atleti (soprattutto maratoneti) che evidenziano carenze sia nel ferro circolante, sia nel ferro di deposito: evidentemente i duri allenamenti a cui si sottopongono provocano perdite superiori alle entrate e per questo è necessaria un'integrazione. In tal caso è meglio usare sali ferrosi semplici (100-200 mg al giorno), preferibilmente somministrati lontano dai pasti (se non si hanno problemi digestivi); i prodotti gastroprotetti sono molto meno efficaci a causa di rilascio insufficiente a livello gastroenterico.

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“male, molto male signor Anderson”
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